
La Calabria vota? Echissenefrega!
1 Ottobre 2025
Il tribunale di Roma ridiventa “Il porto delle nebbie”
3 Ottobre 2025Continuo il mio “viaggio” nei meandri della giustizia, italiana questa volta, che specie ora che è divenuta forza militante con capitan Gratteri contro la riforma dell’attuale governo – errore sia dei suoi colleghi sia del capociurma – ha perduto molti punti sul terreno della credibilità, della terzietà, e anche dell’onestà.
In questo viaggio mi aiuta una lunga esperienza personale e professionale ma soprattutto “le 10 lezioni sulla giustizia” di un ex magistrato, Francesco Scaringella.
Parliamo dei requisiti fondamentali che deve avere la verità affermata dalla sentenza di un tribunale.
Personalmente credo che il primo requisito sia la celerità del giudizio che se arriva dopo decenni non serve a nessuno tranne che a colui che meritava una condanna tempestiva.
Non è un’ovvietà come affermano magistrati e politici. Perché se è vero che ci sono molti passaggi inutili, scarsità non di magistrati (cosa vera solo in tribunali scomodi, marginali, pressoché inutili se non a soddisfare il desiderio campanilistico) ma per scarsità di cancellieri e personale ausiliario.
Come sapete oggi per far fronte alla scarsità di medici ospedalieri si è fatto ricorso a laureati specializzandi (e quindi con poca formazione ed esperienza). Mi chiedo perché non si chiamino a fare pratica i laureati in giurisprudenza che spesso la pratica biennale obbligatoria presso uno studio legale consiste nel fare fotocopie, file agli sportelli dei tribunali, rifornimento di caffè e cornetti ai bar più vicini.
È noto a tutti che molti PM sonnecchiano, lasciano fare il lavoro di selezione a marescialli, o dimenticano i fascicoli scomodi o poco attraenti per l’informazione.
Torniamo ora al tema principale, la verità della sentenza. Essa non può essere il frutto di una decisione oscura e imperscrutabile ma deve essere comunicata a tutti e da tutti controllabile attraverso la motivazione. Parole nobili. E se il giudice non fa nulla di tutto questo ed anzi come nel caso della giudice romana che ha fin dall’inizio mostrato la sua inaffidabilità e misterioso pregiudizio per il sottoscritto, che ha scansato come un pelo sulla toga l’istanza di ricusazione e poi con livida malafede ha ripreso il processo ignorando tutti gli atti, le memorie, le prove da me prodotte e addirittura registrate per evitare scherzi?
L’ ho denunciata al CSM – quello attuale che è piuttosto un organo di tutela a prescindere dei magistrati – ma se anche mi desse ragione la sentenza truccata sarebbe immodificabile, e la Procura generale della Cassazione con i suoi tempi biblici chiuderebbe il tutto al massimo con l’assegnazione ad altra sede.
Non si capisce perché in questo caso i cittadini di quella nuova sede debba avere un giudice inaffidabile momentaneamente risparmiato a Roma.
Altro requisito fondamentale è “la chiarezza”. Bisognerebbe ricordarsi che la sentenza non è un fatto che riguarda i 10.000 giudici e 250.000 avvocati (solo teorici) ma appartiene a 60.000,000 di italiani. Il contenuto di una sentenza deve quindi essere comprensibile a ognuno di loro.
Come al solito ci sono buoni e cattivi ma ciò che fa rabbia che buoni e cattivi sono trattati allo stesso modo, e quindi in concreto i cattivi diventano automaticamente buoni.
C’è un caso in cui la Cassazione di solito interviene quando può e vuole. Andare in Cassazione allunga di molto i tempi e i costi legali e di giustizia. Comunque la Cassazione cassa una sentenza la cui motivazione sia palesemente illogica e contraddittoria.
È senza alcun dubbio il caso della solita giudice Picozzo, quella che ha fatto un grazioso dono ai quattro farabutti di Villa Rendano. La suddetta sig.ra ha scritto tutto e il contrario di tutto.
Per dimostrare che nel Cda da me presieduto c’erano contrasti insanabili – non risultano in nessun verbale- cita il veneziano Gambaro (quello che voleva che al posto di un canone di affitto di 600 euro mensile, a suo dire contrario allo Statuto (???), io accettassi o uno stipendio di oltre 50.000,00 euro o un rimborso spese che sarebbe stato di ameno 12.000,00). Aggiungo che Gambaro mio medico nefrologo da 10 anni – alla faccia del giuramento di Ippocrate – partecipava ai CdA a bordo treno da Verona dove lavorava a un paese vicino a Venezia dove abitava, con la conseguenza che la linea ogni 5 minuti cadeva e di tre parole solo una si riusciva a captare).
Lo scrittore triestino Claudio Magris afferma che la concretezza della lingua è la premessa della chiarezza morale e dell’onestà.
Calvino esplicitamente dice “In politica il linguaggio serve a nascondere più che a spiegare”.
Parole sante e infatti i politici come i giudici sono molto spesso degli imbonitori che fregano le persone semplici.
Continua…




