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Viaggio nell’oscurità della falsa giustizia – parte 2
2 Ottobre 2025Le previsioni che compaiono sulla stampa nazionale sulla vittoria data per certa del presidente della Calabria Roberto Occhiuto, dimessosi a seguito di indagini giudiziarie a suo carico e di alcuni diretti collaboratori, segnalano una duplice contraddizione da parte dei suoi potenziali elettori.
La prima è un prevalente giustizialismo che è perfettamente rappresentato dal Procuratore Gratteri che incontra il favore quasi plebiscitario dei calabresi che non ha effetti a danno della rielezione di Occhiuto – che personalmente non voterei per ragioni solo politiche; l’altra contraddizione è che il candidato Tridico, un uomo corretto che ha ben diretto l’INPS, del centro sinistra iscritto al Movimento Cinque stelle, una forza politica che nasce e si nutre di scandali veri o presunti che dalle Procure arrivano facilmente sulle pagine de Il Fatto quotidiano di Marco Travaglio, Tridico, ripeto, viene dato invece per perdente. Insomma i calabresi che con Gratteri metterebbero in galera quasi tutti al primo sospetto di illegalità non avrebbero invece remore a premiare Occhiuto che forse ingiustamente è un potenziale imputato in un processo penale.
Una strana contraddizione che rivela alcune anomalie ormai note e consolidate in Calabria: la prima è che non si vota il partito o il candidato per vicinanza politica ma per benefici ottenuti (ma oggi riservati ai soli membri di corte) o per la speranza senza fondamento che qualche briciola arriverà ai fedeli e di solito disinformati elettori.
Detto in poche parole tutto questo si definisce assenza del voto d’opinione che è conseguente all’irrilevanza dell’opinione pubblica che nel Sud è debole ma in Calabria è latitante.
Questa situazione cosa comporta di norma? Che vecchie e tossiche cariatidi, di destra o sinistra, sono inamovibili, magari odiate ma votate con sbarramento per giovani migliori e innovatori, che le relazioni di potere spesso illecito sono inviolabili e di rado perdono adepti che in ogni caso vengono sostituiti in men che non si dica da saltimbanchi, in senso tecnico, da destra a sinistra e viceversa.
Accade poi che per una forma di masochismo che la Lega di Salvini ottenga un bel po’ di voti da elettori che vengono di norma schifati. E nella vocazione servile, da serva cioè, una Gentile, appartenente a quella stirpe che nasce socialista e poi attraversa per convenienza tutti gli altri partiti, diventa leghista per finta e per non spararla troppo grossa ha la bontà di dire che Salvini è un po’ meno autorevole e rimpianto di Giacomo Mancini, un gigante rispetto agli attuali leaders.
Con queste premesse è ovvio che delle elezioni in Calabria non ne parla nessuno, che dell’esito non si dubita, che è già un affare che Roberto Occhiuto di bell’aspetto e di sufficiente oratoria sia di tanto citato nonostante sia calabrese.
Esiste un vero e proprio “handicap Calabria” che pesa ovunque, sull’informazione nazionale eccetto che per ammazzamenti o traffici loschi di mafia, sulla qualità della politica anche quella che siede di norma sonnecchiando in parlamento, che in genere gli Italiani più generosi ricordano per le bellezze naturali superstiti, cioè risparmiati dalla cementificazione sulla spiaggia, dall’acqua marina azzurra ma ai limiti della balneabilità, e gratificata dal fatto che l’Unical – ridotta ai minimi termini l’università di Catanzaro nei dipartimenti diversi dalla Medicina (il prof. Gigliotti che produce querele già respinte perché si offende nel leggere il suo straordinario CV, nel senso di Alta velocità) – riesce ad attirare docenti importanti, a compensare i locali miracolati nei dipartimenti umanistici di qualità mediamente non eccelsa.
La prossima tappa la desertificazione della regione per la fuga in massa delle giovani e più sveglie generazioni.
Amen!




