
Viaggio nell’oscurità della falsa giustizia – parte 2
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Giudici contro la Giustizia (intoccabili) – Parte 1
6 Ottobre 2025Il tribunale penale di Roma negli anni ’60 e ’70 era da tutti definito “il porto dele nebbie”. I più anziani lo ricordano bene e sanno anche che la definizione fedele alla realtà fu coniata da un grande calabrese Stefano Rodotà della cui memoria ci si cura poco, molto meno di quanto meritasse.
Oggi si è virato nel culto di Nicola Gratteri, divenuto addirittura il condottiero che dovrà provare a far vincere il referendum sulla cosiddetta Riforma della giustizia il prossimo anno. De gustibus non disputandum!
Per precisione storica la colorita definizione prende spunto dal libro “le port des brumes” di Simenon che nel romanzo è alle prese con un vero rompicapo che si snoda in un ambiente umido e nebbioso pieno di insidie.
Fuori di metafora il tribunale di Roma era effettivamente il punto terminale su cui confluisce una serie di inchieste spinose per il potere e per i poteri criminali che vengono regolarmente inghiottite nel buco nero delle decisioni dei vertici della magistratura romana, compresi quelli della Corte di Cassazione.
La strage di piazza Fontana, avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969, fu il primo esempio di tale prassi perché fu, “con l’acquiescenza del procuratore della Repubblica di Milano”, spostato a Roma, dove il giudice istruttore Ernesto Cudillo si pronunciò a favore degli uffici giudiziari romani dichiarati competenti. Solo nel 1972 la Corte d’assise di Roma s’accorse che “Cudillo aveva sbagliato” e che la competenza era dei giudici di Milano. Costoro, però, non celebrarono il processo perché il procuratore della Repubblica di Milano, Enrico De Peppo, scrisse al procuratore generale per manifestare la propria convinzione che, svolgendosi il dibattimento nella città colpita dalla strage, si sarebbe potuta “realizzare una massiccia e odiosa pressione sul collegio giudicante”, e perciò fu la Corte di cassazione a decidere che tutto avrebbe dovuto svolgersi a Catanzaro. La rimessione degli atti ad altra sede fu decisa in un solo giorno da Mauro Gresti, che a seguito della morte del procuratore generale di Milano, Luigi Bianchi d’Espinosa, reggeva in via provvisoria l’ufficio perché sostituto più anziano. La decisione subito sollevò forti proteste da parte sia dei magistrati milanesi sia di avvocati e giuristi come Giuliano Vassalli e Giovanni Conso. Non è un incidente di percorso, quello della Cassazione su piazza Fontana; semmai è una costante, perché dal 1969 al 1976 la Cassazione trasferì i procedimenti che riguardavano la strategia della tensione – ad esempio quelli iniziati a Torino per opera di Luciano Violante sul “golpe bianco Sogno” e a Padova per opera di Giovanni Tamburino sulla “Rosa dei venti” – a Roma, “Pm, immancabilmente, Claudio Vitalone”. Tutto finì con un nulla di fatto, “nel senso voluto da Vitalone e Achille Gallucci (all’epoca capo dell’ufficio istruzione): ma senza la mia firma” ci tiene a precisare Enrico Di Nicola che più volte aveva manifestato la sua contrarietà a quell’indirizzo della procura, aggiungendo che “per colpa di certi magistrati, la politica, non quella vera voluta dalla Costituzione, ma quella sporca, troppo spesso soffochi e continui a soffocare la giurisdizione” -.
Fu un momento di straordinaria notorietà per Catanzaro, che in molti neppure sapevano dove si trovasse, e con la solita dose di razzismo antimeridionale il fatto che più veniva ricordato non fu la sua direzione processuale corretta ma il suo accento calabrese. Una costante anche oggi.
Non fu un incidente di percorso, quello della Cassazione su piazza Fontana; semmai è una costante, perché dal 1969 al 1976 la Cassazione trasferì i procedimenti che riguardavano la strategia della tensione – ad esempio quelli iniziati a Torino per opera di Luciano Violante sul “golpe bianco Sogno” e a Padova per opera di Giovanni Tamburino sulla “Rosa dei venti” – a Roma, “Pm, immancabilmente, Claudio Vitalone”. Tutto finì con un nulla di fatto, “nel senso voluto da Vitalone e Achille Gallucci (all’epoca capo dell’ufficio istruzione): ma senza la mia firma” ci tiene a precisare Enrico Di Nicola che più volte aveva manifestato la sua contrarietà a quell’indirizzo della procura, aggiungendo che “per colpa di certi magistrati, la politica, non quella vera voluta dalla Costituzione, ma quella sporca, troppo spesso soffochi e continui a soffocare la giurisdizione”.
Lasciamo da parte la storia e veniamo al presente che mi vede – guarda caso vittima.
Tre anni fa denunciai l’avv Mungari regista e garante dello scioglimento immotivato del Cda della Fondazione Giuliani e con lui due dirigenti infedeli della Regione Lazio.
Avevo in ritardo scoperto che il ruolo di Organismo di garanzia, inedito e sostitutivo dell’Organo di controllo obbligatorio, lo vedeva in palese e irrimediabile incompatibilità perché non aveva il requisito di non avere avuto rapporti professionali pagati con la Fondazione.
L’ art 2399 del CC non ammette deroghe ma dopo quasi un anno il Mungari con una autodichiarazione falsa ottiene una sentenza che gli consente di restare dov’è.
Non mi restava che denunciare per falso e mi pare corruzione oltre a Mungari le due signore infedeli.
Non succede nulla. Cambio avvocato con una caratura ben superiore e scopro che la denuncia non l’hanno neppure letta e che con una stramberia unica Roma l’ha trasferita al Tribunale di Cosenza. Vi posso assicurare che in tutti gli atti relativi alla Fondazione, al Giornale ICalabresi Cosenza non è neppure citata. Il trasferimento è solo un modo per salvare Mungari e complici da una sicura condanna penale.
Questa attrazione per Cosenza s’è ripetuta con un terzo tentativo di resuscitare una querela archiviata due volte dal signorotto miracolato prof Gigliotti di Catanzaro che si offende quando qualcuno ricorda il suo velocissimo passaggio- 6 anni- da ricercatore di Diritto della Navigazione a Ordinario di Diritto Civile, che da solo mezza laurea in Giurisprudenza.
Anche in questo il miracolato sceglie la Procura di Cosenza che bob c’entra per niente e con essa la solita PM “sempre a disposizione che in mese fissa l’udienza del processo. Ho fatto ricorso, ho denunciato la suddetta signorina e il miracolato. Risultato? Non pervenuto. Da qui la mia decisione che non mi presenterò per partecipare ad una farsa anche perché tutti i farabutti in circolazione con Walter Pellegrini in testa fanno finta di non sapere che grazie a loro sono invalido al 100% e il tempo di sopravvivenza, poco, sarà tutto dedicato a due azioni legali e ad una proposta “bomba” che sarà presentata e resa nota nei prossimi giorni. Non vedrò la fine ma mi basterà l’inizio che in compenso determinerà la “fine” dei farabutti di cui sopra. Avrei preferito ante mortem ma in Italia è già un affare ottenere giustizia post mortem.




