
I magistrati del NO: “Perchè il Papa sì, e noi no all’immunità totale”?
16 Gennaio 2026
Europa alle corde nelle mani di un bullo psicotico
20 Gennaio 2026C’è un modo per far crescere la simpatia personale ed il consenso politico per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni?
Sicuramente il più efficace è il metodo Gruber che non perde occasione di presentare la Giorgia come novella Mussolini in gonnella, il governo che a ragione potrebbe essere accusato di dilettantismo come una nuova Stasi (Servizio segreto della DDR) che minaccia la democrazia e con la miniriforma della Giustizia vuole mettere in catena tutti i magistrati italiani.
La virulenza con la quale la Lilli attacca a proposito e sproposito la Meloni – trova il modo di farlo anche se il tema da dibattere è la Groenlandia – è ad un tempo un caso umano e uno politico.
Di quello umano ci sono molte chiacchiere, alcune credibili, che noi per nostra scelta – nulla si scrive senza provarlo- non vengono raccolte e pubblicate.
Di quello politico ci si sorprende meno per la liaison amereuse con Il Fatto quotidiano, Travaglio e Scanzi.
Ma in questo caso non è solo Lilli che ha la fissa contro il centro destra, aiutandolo così a crescere, ma tutta la7 che a seguito di un accordo che può essere ridimensionato ma non annullato invita Gratteri, che doveva essere il “portavoce” del No e ora non fa neppure parte del Comitato dei promotori.
Ciò che unisce i sostenitori del Sì e quelli del No è la mediocrità con la quale ciascuno difende le proprie ragioni.
Sembra che da una parte e dall’altra si tema di parlare chiaro eppure le possibilità non mancherebbero.
Proviamo a indicare ciò che NON VIENE DETTO e che non aiuta neppure i cittadini a trovare motivi per partecipare al referendum.
La versione corretta e certo più efficace per i sostenitori del Sì a portata di comprensione dei votanti sarebbe questa: votate SÌ perché l’immunità totale dei magistrati che sbagliano anche per dolo è un unicum nel mondo.
IL referendum del 1987 vide trionfare coloro che pur con tutte le garanzie di autonomia e libertà pensavano che “chi sbaglia paga”. Vale per un bidello di scuola non si capisce perché a certe condizioni inequivoche non debba valere per i togati. Il principio che quel referendum affermava era che il magistrato “che avesse compiuto un errore grave inescusabile” e quindi con dolo eventuale dovesse in qualche modo “pagare”.
Ed effettivamente oggi qualcuno paga ma non è il colpevole togato ma lo Stato, cioè noi cittadini con le nostre tasse.
Un altro argomento non da poco sarebbe anche che i processi di Mani pulite hanno punito diversi “mariuoli” per finanziamento illecito per il partito di appartenenza ma in compenso hanno azzerato tutte le prime fila di 50anni di politica – cosa che non hanno fatto neppure i Paesi che uscivano dal regime comunista perché “la competenza” richiede anche una forzata “clemenza” – aprendo la strada alle terze fila dei partiti, miracolati loro e fregati noi per la evidente disqualità.
Ci sarebbe d’aiuto ricordare il martirio ingiustificato di Enzo Tortora, del presidente di ENI suicida perché venendo meno al suo impegno un PM di Milano andò in vacanza lasciando il reo confesso a bollire a San Vittore.
Cambiamo fronte e trasferiamoci su quello del No.
La riforma serve alla politica a “comandare” e condizionare l’autonomia dei magistrati. Non spiegano perché , ad esempio, in tutti i campi “separare, non svilire la diversità in senso lato” – non è sempre per discriminare ma spesso per valorizzare le attitudini, gli interessi diversi dei giovani ed anche le loro “fragilità”, mentre dividere i magistrati che in pratica lavorano solo per provare la colpevolezza o il demerito di una parte, cioè i PM, i soli che godono spesso di un’ immeritata notorietà ,che pesa, da coloro che invece debbono processare coloro che a discrezione del PM (ribadisco: discrezione, basta che ci sia la possibilità di un processo che non finisce senza preda) meritano di andare a processo con tutte le conseguenze del caso.
Non vorrei attirarmi l’ira furiosa dei fans di Gratteri ma conta qualcosa che in 500 vadano davanti i giudici e poi. la metà viene assolto ma avendo rovinata la vita personale e lavorativa.
Che fine ha fatto il principio “meglio un colpevole in libertà che un innocente in galera”?




