
Basta poco per far vincere il Sì alla riforma: ricordare le giravolte dei paladini del Sì No Forse con Capitan Travaglio
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27 Febbraio 2026Una campagna a difesa del SÌ o del NO alla cosiddetta riforma della giustizia più noiosa e incomprensibile, come quella che annoia da settimane tutti salvo gli ospiti de La7 e di Otto e mezzo, è difficile trovarla sfogliando le pagine della storia elettorale e referendaria. Che i cittadini possano tutti comprendere il perché della separazione delle carriere e del ruolo di Centro di protezione immunitaria dei magistrati, detto CSM, di cui per dovere di ufficio si celebrano le lodi e si ignorano le vergogne (dettagliatamente ricordate da un protagonista tossico come Palamara) è pura illusione.
Noi più modestamente e pedissequamente mettiamo i piedi in terra ed elenchiamo come in molti tribunali giudici e pm fanno ciò che vogliono con scarsa cura per il diritto come disciplina e per i diritti dei cittadini comuni. Utilizzerò solo esempi realmente accaduti o che abitualmente accadono.
Tribunale di Grosseto – uno dei peggiori in Italia perché per i magistrati è solo una tappa per arrivare al Tribunale di Roma. Nel 2005 mi viene chiesto di rappresentare e difendere due meccanici che erano stati di fatto truffati da pseudo consulenti per aprire un impianto nei propri capannoni per lo smaltimento di veicoli in disuso.
La causa è durata credo 7 o 8 anni, i giudici in maggioranza onorari, un paio togati, si sono succeduti ovviamente cedendo il passo a colleghi che della causa nulla sapevano. Le udienze sono state 19 (diciannove) e il sottoscritto è stato costretto a 19 trasferte Roma – Grosseto anche a vuoto perché per vari motivi – il più irritante: la macchina del giudice non partiva, come se Grosseto non fosse in quegli anni meno della metà di Cosenza – per avere la sentenza che cosi disponeva: Parte attrice (i due meccanici da me rappresentati) hanno compiutamente dimostrato l’errore colpevole del consulente e quindi CONDANNA PARTE ATTRICE (i meccanici) AL PAGAMENTO DELLE SPESE DI GIUSTIZIA E AL RISARCIMENTO ALLA CONTROPARTE” – Il giudice (onorario) aveva confuso un articolo che si applica nei procedimenti presso il Giudice di Pace e l’aveva applicato ad un processo del tribunale. Pur nell’assurdità del fatto presentai appello a Firenze: dopo tre anni esce la sentenza negativa che si riferiva ad un altro caso uscito da un errato copia-incolla. In totale oltre 10 anni, non ho voluto alcun compenso, come sempre, ed anzi ho sostenuto gli oneri dell’Appello.
Qualcosa d simile è accaduto di recente a Cosenza con la giudice Piccozzo – ricusata inutilmente e poi denunciata al citato CSM – che non solo ha ignorato le mie ragioni che avevo voluto fossero registrate per evitarne la manipolazione, ma ha mostrato di non sapere neppure cosa sia “l’abuso di diritto” – un uso formalmente corretto ma con un fine sostanzialmente truffaldino – e ha ignorato le mie ragioni quasi non fossero mai state rese note. Resto dell’opinione, non solo mia, che al Tribunale civile di Roma due sentenze su tre sono state volutamente manipolate a mio danno.
In sede penale, tre anni fa presentati una denuncia contro i nuovi padroni della Fondazione per “vessazione” o persecuzione o diffamazione che cominciarono a incidere sulla mia salute come certificato da ampia documentazione medica, con la previsione che con passaggi successivi si sarebbe arrivati all’esito fatale.
Questo tipo di denuncia viene classificata con il segno rosso e il pm ha l’obbligo di chiudere le indagini in un anno. Siamo al terzo anno e nulla accade e nulla viene comunicato. Sbaglia il PM, si! Rischia almeno un richiamo il suddetto, NO! Perché come molti articoli del codice – compreso quello del Terzo settore in cui è compresa la Fondazione – sono in teoria perfetti ma non essendo prevista alcuna sanzione il PM li ignora e lascia morire per consunzione.
Altra modalità con cui il PM decide se occuparsi di una denuncia o meno. Qui il gioco è facile e banale: si mette il relativo fascicolo sotto una piramide di altri e se non basta finge di averlo dimenticato. Ci sono altri modi leciti per favorire un denunciante autorevole e ammanicato a danno di un denunciato puro come un giglio.
Il prof Gigliotti dal 19 luglio 2021 mi ha querelato (la sola querela ricevuta come direttore de ICalabresi) per un articolo che ripeteva pedissequamente il suo exploit: in sei soli anni all’ Università di Catanzaro era passato da ricercatore di Diritto della navigazione o Ordinario di diritto civile. Un record nazionale perché pure i grandi maestri hanno dovuto attendere 14 anni almeno per avere la cattedra più prestigiosa. Il PM di. Catanzaro dopo aver esaminato l’articolo pe 12 mesi ha archiviato la querela perché infondata. Ma può un baronetto tronfio accettare di essere archiviato? Giammai. Allora il nostro – già membro del CSM – si rivolge alla Corte di Appello di Roma per riaprire la partita. E ovviamente la Giudice lo fa bofonchiando come motivazione parole senza senso. La querela deve tornare a Catanzaro ma siccome già li l’hanno bocciato senza alcuna legittimità la denuncia viene assegnata a Cosenza. Nella fretta i carabinieri che debbono fare qualche ricerca fanno un gran casino, ignorano che né io né il giornale hanno sede a Cosenza (che c’entra come un cavolo a merenda), e danno il via alla PM servente che in meno di un mese chiude l’indagine, ignora l’incompetenza territoriale perché a lei importa solo fare bella figura con il baronetto. Mia reazione: denuncio la servente e il baronetto, ricorro contro la decisione della pm di sottopormi a processo perché per fesso e per servo non mi faccio trattare da una brutta copia di un magistrato. Ovviamente nulla so della denuncia e da mesi alle convocazioni giudiziarie inventate da Walter Pellegrini (una querela perché la mia reazione a mezzo stampa alla sua porcata gli procura “palpitazioni” e “timori per la famiglia”.) neppure rispondo. È il solo vantaggio di essere “invalido grave al 100% e ormai prossimo agli 80 anni. Questi ti esempi che sono una frazione di ciò che accade ogni giorno in decine di Tribunali sono o dovrebbero essere i temi da trattare per il referendum. Ma la corporazione dei magistrati punta in alto, alla difesa dell’autonomia, del “faccio quello che mi conviene”, alla libertà minacciata dal rischio di perdere l’immunità assoluta anche per errore inescusabile che quasi sempre è un misto di ignoranza e malafede, unico caso in Italia e in Europa.




