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18 Giugno 2026Sono un cattolico praticante, orgoglioso della mia fede, ed anche uno studioso per passione di geopolitica.
Nel 2016 provai incontrando più volte Lucio Caracciolo direttore di Limes di organizzare a Villa Rendano un appuntamento annuale in cui esperti di geopolitica, i giornalisti stessi di Limes, illustrassero non cosa è la geopolitica ma la sua essenzialità.
Oggi 2026 la realtà, il disordine mondiale, il clima e la pratica di guerre ci dicono che quell’intuizione era cosa buona e utile. Utile anche a Cosenza che sarebbe stata la prima o tra le prime in Italia a dare spazio e visibilità ad una disciplina ancora non generalmente nota.
Non se ne fece nulla perché ancora una volta Walter Pellegrini coinvolse per organizzare l’evento – senza che fosse necessario – due signore la cui utilità e trasparenza è rimasta nascosta negli antri della Sila.
Ma non è per questo che scrivo di una realtà poco conosciuta ed evidentemente inusuale per questo giornale.
Sull’ultimo numero di Limes compare parte di un saggio sulla città di Gerusalemme che ogni cristiano forse vorrebbe visitare perché essa è la città santa anche per noi cristiani.
Ma Gerusalemme come ricorda mons. Pizzaballa Patriarca di Gerusalemme dei Latini citando parti dell’Apocalisse riportando le parole di Giovanni quando vede la “città nuova”. E vidi un cielo nuovo e una terra nuova, il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più.
La prima cosa che Giovanni vede non è la città, ma “un cielo nuovo”. Gerusalemme ha un cielo. Può sembrare banale o scontato, ma è il suo tratto distintivo più eloquente: Anche Babilonia nell’ Apocalisse è descritta in ogni dettaglio. Eppure di Babilonia non si vede mai il cielo. È una città senza cielo e quindi senza Dio-chiusa in un orizzonte puramente umano e terreno, e pertanto destinata alla rovina.
Il cielo nuovo è aperto perché il Figlio dell’uomo, che è disceso dal cielo, al cielo è ritornato portando con sé l’umanità.
Ma di questa città nuova, luogo sacro per tutte le religioni, non cristiani possiamo solo immaginare santità e bellezza. Eppure lì è il Santo Sepolcro, li sono i luoghi santi in cui il Vangelo colloca il proprio messaggio.
Ho avuto la fortuna pochi anni orsono di visitare Gerusalemme, Betlemme che dista appena 5 km circondata da mura carcerarie alte con un palazzo di 4 piani e da dove non è più possibile recarsi per lavorarvi alla Città santa neppure aspettando ore per passare il check-in presidiato da soldati d’ Israele.
La domanda che pongo a chi è fedele a Cristo è: perché dobbiamo accettare questo divieto, questa violenza alla nostra fede, perché tutti gli Stati che si dichiarano cristiani non hanno il coraggio di pretendere che essi possano recarsi nei luoghi dove è la radice della nostra fede, perché Israele che è sempre più simile a Babilonia o Gomorra non lo consente. La terra di Israele è riservata solo al “popolo eletto” sebbene esso sia oggi infestato da criminali e persecutori seriali dei palestinesi.
E una proposta che non è solo provocazione: Dio ci ha dato con Leone XIV un Papa che parla la lingua della verità anche tagliente con i potenti della terra.
Ebbene a questo Papa i cattolici dovrebbero chiedere di recarsi a Gerusalemme, senza se e senza ma, non per grazia ricevuta ma in nome del diritto di due miliardi di cattolici e cristiani di testimoniare con la propria presenza nella terra “santa” che non accettano più mura, barriere presidiate da uomini armati, arroganti perché soli “eletti da Dio”, perché meno di 50 milioni di ebrei nel mondo contano più di miliardi, molti miliardi, di fedeli di tutte le altre religioni.




