
La storia d’amore e di interesse tra Lilli e Nicola continua…
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15 Giugno 2026“Mamma RAI”, a parte lo squallore dei suoi programmi, rischia di essere un esempio di pluralismo e trasparenza.
La7 invece che a lungo è stata la rete più ricca ed equilibrata nella comunicazione – il TG di Enrico Mentana è sicuramente il migliore e il meno settario – sta scivolando nel pantano. Il suo profilo, la sua linea editoriale è meno felpata di Bruno Vespa, totus democristianus semper, ma non è meno settaria e inaffidabile.
Ieri Ritorno ha ripreso una notizia data non si comprende se consapevolmente o per sbaglio apparsa su Cosenza channel del gruppo editoriale presieduto da Mandulli che rivelava la sospensione a tempo indeterminato dell’ennesima celebrazione dei meriti impagabili di Nicola Gratteri. Una nuova occasione di autocelebrazione che immagino faccia scuotere i resti di tanti eroi in toga o in divisa morti sotto i colpi dei mitra o del tritolo dei mafiosi siciliani.
Ma la notizia (che da settimane circolava) era che l’autore di questa nuova serie celebrativa – a poche settimane dalle non fortunatissime Lezioni di mafia – è il marito di Lilli Gruber.
Non è un reato, ma per ragioni di opportunità occorreva dirlo anche per giustificare la presenza assidua del Procuratore non solo a Otto e mezzo, ma nella trasmissione di sabato sera condotta da Gramellini e – dulcis in fundo – Di Martedì.
Come è mia abitudine ho informato la redazione della trasmissione che Ritorno – non proprio un giornale clandestino con i suoi 2 milioni e mezzo di lettori mensili – avrebbe pubblicato la notizia che spiegava in parte l’onnipresenza di Gratteri, magistrato in servizio che avrebbe l’obbligo di contenere le proprie esternazioni, del tipo la Meloni è più furba che intelligente.
Non so dire se la mia mail ha spinto la Gruber a dedicare tutta la trasmissione alle smentite, ai contorcimenti lessicali, a farfugliare non so quali motivi avevano determinato lo slittamento della docuserie. Non ho seguito tutta la trasmissione per evitare un attacco di ipertensione. Ho solo visto la faccia grigia e il tono iroso di don Nicola.
Ma il trattamento generoso fatto a Nicola Gratteri si è ripetuto con ancora maggior tempo ed enfasi con l’altro onnipresente Travaglio, che ha lanciato e linciato la igienista dentale Minetti per avere ricevuto la grazia.
Siccome la grazia non è una cosa che il Presidente della Repubblica fa ad capocchiam per ulteriore garanzia egli ha chiesto al Ministero di Grazia e Giustizia ed alla Magistratura più autorevole un supplemento di indagine.
Insomma ha fatto ciò che si doveva fare per non lasciare il campo a Il Fatto che di denunce e scandali – veri o falsi – vive, grazie al cordone ombelicale con le Procure della Repubblica di tutt’Italia.
Questo supplemento di indagine non era finalizzato a provare la verginità della Minetti, ma più semplicemente che le ragioni addotte erano tali da giustificare la grazia.
E qui interviene mamma La7 che da modo a Travaglio di dire tutto ciò che vuole per un quarto d’ora attaccando il Presidente Mattarella, la Procura generale di Milano e gli organi investigativi uruguaiani e citare le sue fonti smentite dagli interessati.
Cosa ricavare da questo quarto grado di giustizia messo a disposizione dell’editore Cairo? Che la giustizia tradizionale anche quando non è corrotta (e ce n’è tanta di corrotta o in malafede) conta poco o almeno conta se Il Fatto è d’accordo.
E Gratteri ci guadagna in celebrità.
Venendo a me, o meglio alle molte denunce penali depositate a Roma da tre anni e neppure lette dal PM e alle sentenze civili tutte più o meno manipolate e denunciate al CSM, tranne una che ha stracciato quelle farlocche, ho capito che solo gli illusi credono in questa giustizia, che la santificazione di tutti i magistrati confermata con un NO suicida alla mediocre riforma del Governo, che quando hai davanti a te un blocco di potere sporco saggezza vorrebbe che tu pur avendo ragione ti arrendessi. Ma purtroppo non ne sono capace, e se le peggiori carognate che il traditore Walter Pellegrini e soci hanno fatto e continuano a fare eccitati dalla prospettiva che mi tolga di mezzo per morte sopravvenuta in un modo o nell’altro saranno pagate care. Nel dirlo non mi guardo intorno, ma levo lo sguardo al Cielo che sono sicuro che è immune da giudici felloni, giornaliste isteriche e furbe, e anche editori e giornalisti leccapiedi.




