
Come finisce la storia di una Villa depredata, per mano di alcuni criminali e con la complicità di magistrati felloni
18 Giugno 2026
Circolo dei malfattori
24 Giugno 2026Gentile architetto,
Lei ha rivendicato a ragione di essere stato quando rivestiva la carica di Sindaco di Cosenza il più convinto sostenitore dell’acquisto di Villa Rendano, da parte della Fondazione Giuliani. La sollecitazione era onesta perché lo stato di abbandono della Villa che non interessava più alla proprietà SNAM né possedere né utilizzare in qualche modo quell’ edificio storico, avrebbe nel tempo comportato un degrado irreversibile.
Lei ricorderà che accompagnando Sergio Giuliani Le manifestai delle perplessità per vari motivi: non avevamo un progetto adeguato (e le sue rassicurazioni sulla possibile collaborazione con il Parco Tecnologico di Trieste erano scritte sull’ acqua perché c’era già la volontà di Fincalabria di finanziare con tre milioni di euro un fumoso progetto di innovazione di strutture produttive mai decollato) e la Fondazione, che nasceva con obiettivi più modesti, aveva un capitale di soli 10.000,00 (dieci milioni!).
Lei mi darà atto che nonostante riserve e dubbi mi buttai a capofitto prima per acquistare la Villa poi per ottenere tutte le autorizzazioni della Sovrintendenza BB.AA di Cosenza poi per selezionare una ditta seria e qualificata per una ristrutturazione integrale completata in 7 mesi.
Lei fu presente e fece un intervento istituzionale all’ inaugurazione avvenuta il 13 luglio 2013 alla quale parteciparono molte centinaia di cittadini.
Lei fu anche presente all’inaugurazione del museo storico multimediale che apprezzò a tal punto da pubblicare sul sito del Comune un caloroso elogio per Giuliani e per il sottoscritto Era 2016. Il 2018 e 2019 fui poco presente a Cosenza per motivi di salute e vi tornai per restarci nel febbraio 2020. A ottobre di quell’anno – funestato dal COVID – mori Sergio Giuliani e faticai con l’amico prof Vincenzo Ferrari ordinario di Diritto Civile all’ UNICAL per trovare il testamento di Sergio la cui copia era stata nascosta da una abile truffatrice che beneficiò di un legato di 1.600.000,00 euro. Per quel poco che serve io non ho ricevuto per mia volontà alcun lascito, neppure un grazie: avevo ricevuto nel 2014 una donazione modale di 500.000,00 euro per varie ragioni: a parte due anni già spesi per la realizzazione della Fondazione e per il pieno recupero di Villa Rendano, avevo accettato con nomina notarile di essere “l’amministratore di sostegno di Sergio” che significò in concreto accompagnarlo in giro per ospedali a Roma, Asti, ecc… e studi medici, e perché con un caro collega lavorammo – io di sicuro non percependo alcun compenso – quasi un anno per rendere vendibile l’immobile che ospitava la Provincia Ma soprattutto la donazione era gravata da una serie di obbligazioni che rendono di fatto nulla la rapina fatta dal suo amico e mio falso “fratello” Walter Pellegrini.
Cosa dicono queste obbligazioni che sono perfettamente ancora valide e non cancellabili?
“Io Franco Pellegrini assumo l’onere di guidare la fondazione e di assicurarne la continuità anche con eventuali modifiche statutarie fino a quando le condizioni psicofisiche lo consentano”.
Lei oltre a sedere in un CdA illegittimo sul quale si pronuncerà la Procura di Cosenza, è responsabile di aver violato il principio di sussidiarietà che vuol significare: collaborazione, co-programmazione e condivisione del pubblico con il privato, e pertanto è passibile di denuncia al TAR del Lazio a norma dell’art 55 del Codice del Terzo settore.
Non vi è compresa la complicità diretta ed indiretta con quattro cialtroni per appropriarsi di Villa Rendano, spogliarla di senso e risorse, di fatto mandare in vacca gli anni di lavoro credo pregevole e da lei pubblicamente apprezzato. Quando sarà liberata il presidente che ho designato con atto notarile sarà vincolato a precludere l’accesso a Villa Rendano ai cosentini che nulla hanno fatto pe difenderla e anche a coprire la facciata con un drappo nero come si conviene quando c’è “un morto” per volontà omicida anche se si tratta di un immobile di pregio. In tal caso lei sarà ricordato non come padrino della Villa ma come suo necroforo.
Con lei a seguire il sindaco ologramma Franz Caruso per il principio dei vincoli che derivano dalla continuità amministrativa del Comune di Cosenza.
Lei ha già avuto un incontro non fortunato con la giustizia penale e ce n’è un altro che pende in attesa che il seggio parlamentare cessi di essere una manleva ma come sa non amo la confusione tra malagiustizia, politica e amministrazione e Sergio per quanto mi riguarda considero la materia per quel che merita: poco o nulla (Gratteri superstar compreso).
Lei sarà perseguito da me, per i pochi mesi di vita che mi restano, o da mia moglie come parte civile e da una coppia di avvocati autorevoli e liberi. Non rischia nulla se non il ricordo che “questa Villa già abitata dalla famiglia del musicista cosentino Alfonso Rendano fu acquistata e ristrutturata dal presidente della Fondazione Sergio Giuliani su pressione e garanzie del Sindaco pro tempore Mario Occhiuto, guidata e realizzata fin dalla costituzione Francesco Pellegrini, che fu poi tradito e condotto a morte da falsi amici con la collaborazione del sindaco diventato da “padrino” suo distruttore”.
Ma poiché credo che Lei sia migliore di quanto appaia e non abbia molto da spartire con un “ amico tossico” e complici mi permetto consigliarle di lasciare “ la baracca che sta per crollare” e di dedicarsi a ciò che le interessa e che è in grado di fare, magari evitandomi un nuovo Decreto penale, come già accaduto, tratto da parole di saluto via whatsapp “chiuso” e nella circostanza destinato a soli 4 colleghi de ICalabresi dai quali congedarmi sicché è illegittimo l’intervento della magistratura a cui lei è ricorso, perché si è in presenza di una fattispecie di “conversazione privata” e quindi tutelata dalla legge. Così dicono diverse sentenze anche di Cassazione.
Ma questo va ad incrementare la mia scarsa fiducia nella Giustizia italiana, almeno in alcuni tribunali particolarmente “sputtanati”.




