
Abbiamo sbagliato, Cosenza non meritava impegno e qualità perchè si compiace della sua decadenza mortale
26 Maggio 2026
Cetto La Qualunque simbolo della politica calabrese
1 Giugno 2026Signor Procuratore Gratteri,
credo che sia doveroso per me, che ho la fortuna e la responsabilità di dirigere un giornale letto ovunque da oltre due milioni e mezzo di cittadini, e che deve riservarle uno spazio adeguato alla sua popolarità, dire a Lei e chiarire agli amici lettori alcune precisazioni. Perché lo debba fare Le sarà chiaro se avrà la bontà di leggermi.
Ho avuto il piacere di incontrarla almeno due volte, all’Editrice Pellegrini e a Villa Rendano in occasione di un dibattito sulla legalità, su coloro che la violano, sui tanti che la osservano e la difendono.
Al termine lei mi saluto con un bacio cordiale ed io confermai la mia stima e ammirazione per il suo impegno contro le mafie e le complicità inaccettabile persino nei ranghi della Magistratura.
Pubblicai su ICalabresi – ancora non chiuso da una congiura di palazzo inventata e guidata dal suo amico ed ex editore Walter Pellegrini (che al tempo ostentava un inesistente ma utile rapporto di “fratellanza” con il sottoscritto, cercando di imitare quello vero e profondo del suo papà Luigi) – un articolo a commento di una sua affermazione. Lei parlò di oltre duecento magistrati corrotti o corruttibili, comunque non affidabili.
Purtroppo un po’ per la mia tardiva professione di avvocato – presto limitata a consulenze gratuite per evitarmi lo sconcio di certi processi, molto per difendermi dai traditori nominati da me membri del CdA della Fondazione Giuliani – ho sperimentato sulla mia pelle che i magistrati infedeli erano anche più dei 200 da lei calcolato.
Ho fatto quel poco che è consentito, ho denunciato due volte al CSM una giudice del Tribunale di Roma oscillante tra ignoranza, malafede e assenza totale di terzietà.
Al momento ci sono non esaminate da anni tra Roma e Cosenza 4 o 5 denunce penali. Un solo processo civile s’è concluso con sentenza favorevole e stranamente il giudice ha deciso che la sentenza giusta e libera fosse emessa collegialmente. Il sospetto che il giudice abbia voluto in autotutela essere affiancato da due altri giudici che non erano necessari rimane.
Ma torniamo a noi. Quando stava per uscire il giornale on line ICalabresi – che aveva preso il posto del mensile cartaceo proposto dal suo amico Antonio Nicaso, non approvato perché tra l’altro prevedeva la distribuzione annua di sole 6000 copie, con il costo a copia di 350 euro – le scrissi per chiederle di poterle presentare il numero 1 e lei con grande cortesia mi invitò a incontrarla il giorno dopo alla Procura di Catanzaro.
Quell’incontro fu poi non fu confermato e mi fu facile capire che meglio informato, non felice per la “bocciatura” obbligata del giornale a firma Nicaso, divenne di fatto – non necessariamente partecipe – non ostile alla guerra carognesca, infondata, immorale e per molti aspetti criminale di Walter Pellegrini e soci.
Sono in grado di dirle sig. Procuratore che Walter Pellegrini ottenne o pensò di ottenere disco verde per un’aggressione cattiva, immorale, infondata, in sede giudiziaria a Roma, dove giacciono da anni denunce per ipotesi di reato grave (oltre l’illecita chiusura di un giornale libero d’inchiesta vincente) che tirano in ballo almeno 5 articoli del Codice penale (non parliamo di etica e deontologia) compresi gli articoli che vanno dalle lesioni gravi con dolo eventuale a omicidio con relativa qualificazione.
Questo perché i succitati, Walter Pellegrini in testa, sorpresi dalla mia decisione di lasciare Roma dopo 68 anni e di tornare alla natia Cosenza (dopo due anni di ricoveri ospedalieri e interventi complessi) mi fecero trovare contratti non firmati con cifre fuori mercato, assunzioni di due familiari non autorizzate e, per lo stesso Walter Pellegrini la conferma non necessaria di un compenso di 45.000 euro annui (per un totale di 350.000 euro!).
Assicuratasi la complicità di Mario Occhiuto, che da Sindaco aveva quasi imposto l’acquisto di Villa Rendano, del sistema di potere massonicomafioso (e questa è materia sua), di tutti, non pochi, colleghi e collaboratori lautamente pagati e contrattualizzati, il gruppetto dei malfattori con il suo amico Walter Pellegrini in testa ha fatto decadere il Cda, per estromettere me che sono “obbligato dal defunto fondatore Giuliani a guidare la Fondazione e assicurarne il futuro” – obbligazioni che persistono e sono connesse alla nomina testamentaria della Fondazione come erede universale – ha poi proceduto a vessare e obbligare a dimettersi le sole professioniste che erano state assunte con procedura regolare, con il risultato che oggi Villa Rendano è una scatola vuota, che l’impegno di circa 15 milioni di euro sono andati in fumo. “Lo sputtanamento” dei congiurati ha raggiunto almeno 20 milioni di italiani quanti sono i lettori accertati dei due quotidiani da me fondati e diretti.
Lei sig. Procuratore sicuramente non vuole che l’azione criminale e malvagia di un grumo delinquenziale abbia nulla a che fare con lei. Non sono stato d’accordo con la sua sovraesposizione mediatica, a La7 in particolare, non credo sia stata opportuno da magistrato definire la Presidente del Consiglio “più furba che intelligente”, ma qui siamo sul terreno delle libere scelte politiche e culturali.
Per quello che ha visto protagonista “la mala compagnia” se non oggi, nel prossimo futuro credo sia opportuna se lo ritiene non consentire che si faccia abuso della sua figura di magistrato autorevole e per molti benemerito.
Non sarebbe giusto ma anche le cose ingiuste quando convengono trovano largo spazio.




