
Cosenza, violenza e vergogna
21 Maggio 2026
Lettera aperta a Gratteri: è favorevole o solo indebitamente coinvolto nella sagra criminale di Walter Pellegrini -suo primo editore- e soci, complici e mandanti?
27 Maggio 2026È sicuro che prima o poi qualche giudice o procuratore di Cosenza o di Roma replicherà, magari rendendola più severa, la sentenza con cui un giudice onesto ha smantellato le due sentenze truccate da due giudici che meriterebbero una sanzione che non arriverà. Il referendum ha confermato che in questo paese un povero cristo rischia più di quattro anni di galera per aver preso un chilo di pere dai banchi del supermercato (si tratta di furto aggravato!) ma un magistrato, anche quando vi siano fondati indizi di malafede, errore grave e inescusabile, gode dell’assoluta impunità.
Ma non di questo intendo oggi scrivere. Voglio invece confessare un doppio errore, uno compiuto da Sergio Giuliani, cedendo alle pressioni del sindaco pro tempore Mario Occhiuto per acquistare Villa Rendano con una motivazione infantile “così abbiamo tutto belle e fatto” – che avrebbe dovuto da sola a convincermi di non assumere l’obbligo di ristrutturare, dare un progetto e gestire la Villa – l’altro errore molto più grave è imputabile solo a me.
Ve lo riassumo: ho scioccamente creduto che la mia città avrebbe meritato e apprezzato che la Villa si desse un progetto di qualità, ambizioso, aperto alle idee e alle esperienze dell’Italia più moderna e dell’Europa. Aggiungo che Giuliani lesinava sull’importo del contributo annuo di 250.000 euro, poi ridotto a 200.000, ed essendo la Fondazione nata con un capitale ridicolo di soli 10.000 euro ciò avrebbe dovuto spingermi a tirarmi fuori da una scommessa a perdere.
Non l’ho fatto perché avrei tradito il mio rapporto d’amore con la mia città natale, non ho mai percepito alcun compenso, per lasciare le poche risorse a professionisti venuti dal nord Italia per aiutarci ad andare oltre l’ovvietà e la banalità e a favore di colui, Walter Pellegrini, che avrebbe dovuto in mia assenza concorrere alla gestione della villa “con lo spirito del buon padre di famiglia”.
Sapete come è andata a finire, ma non intendo sottrarmi alle mie responsabilità che provo a riassumere.
Per due anni se chiedevi a un cosentino dove era Villa Rendano la risposta era una domanda: è il palazzo dove si pagavano le bollette?
Dopo due anni, facemmo fare ad un’agenzia di Torino un’indagine demoscopica e Villa Rendano risultava subito dopo il castello e il Duomo. Un’agenzia di Rende alla quale ci eravamo rivolti prioritariamente ci presentò uno pseudo progetto copia e incolla pensando di avere a che fare con fessi e dilettanti. Ritenni che per raggiungere un obiettivo degno bisognasse darsi delle linee programmatiche prioritarie.
La prima era quella di creare opportunità di conoscenza e di confronto su problematiche essenziali (dalla “grande Cosenza” all’ipotizzata metro leggera che si inseriva nella valutazione del rapporto tra Cosenza e l’Unical, palesemente fragile e marginale); preso atto che i cittadini, ancora una volta in controtendenza negativa, ignoravano il modello di “cittadinanza attiva” optando per un rapporto gregario e remuneratorio con i politici mediocri e spesso inconcludenti, con una consulente che aveva concorso al cambio identitario di Torino non più la grigia “città della FIAT”, pagata quattro spiccioli, avviammo la costruzione a Villa Rendano della “casa dei cittadini”, dove acquisire e donare il contributo di idee, esperienze e competenze. Il traditore Walter Pellegrini, profittando della mia assenza per malattia, boicottò questa signora (dal costo di 30.000 euro annui, mentre il nostro era arrivato a chiedere e ahimè ottenere 45.000 euro fino a tutto il 2021).
Poi ci sembrò che la villa del compositore Rendano meritasse che ogni anno, con concertisti venuti da lontano, USA e Russia compresa, fossero eseguite le sue migliori composizioni. Il successo grazie alla pianista cosentina Daniela traferitasi da anni negli Stati Uniti fu superiore alle aspettative. Lo spazio antistante la Villa non bastava a soddisfare le richieste di partecipare pagando il biglietto 10 euro.
Presi atto che la storia antica di Cosenza, “perla dell’impero” con Napoli e Palermo al tempo di Federico II (poi sostituito con la patacca del tesoro di Alarico!) era sconosciuta ai più. Da lì l’idea di fare realizzare ad una società leader del settore il museo storico multimediale Cosentia Itinera diretto e portato al livello di museo di interesse nazionale da Anna Cipparrone – naturalmente ricambiata da quattro cialtroni traditori con un’azione vessatoria che l’hanno obbligata a lasciare il suo incarico. Anche in questo caso Mario Occhiuto a nostra insaputa faceva realizzare una brutta copia di Consentia Itinera nel sottosuolo di Piazza Bilotti con il risultato scontato di sbattere il muso nella comparazione con il nostro museo (30.000 visitatori il primo anno).
Ed infine in una regione che non ha un’informazione degna di essere chiamata tale esce – dopo una proposta di un mensile cartaceo inguardabile di Antonio Nicaso e quindi di interesse della star Gratteri – il quotidiano on line ICalabresi che in un anno era stato giudicato anche da parte della stampa nazionale “il miglior prodotto editoriale nato in Calabria”. Non andava bene a Walter Pellegrini capo della congiura che ha portato alla chiusura del giornale e alla defenestrazione del sottoscritto “che ha ancor’oggi l’obbligo ineludibile impostomi da Sergio Giuliani di guidare la Fondazione e assicurarne il futuro”. La causa civile promossa al Tribunale di Cosenza deve superare lo scoglio dei quattro manigoldi che guarda caso la vorrebbero assegnata al Tribunale di Roma dove evidentemente si muovono come bisce nell’acqua.
Detto tutto questo, la mia confessione: ho sbagliato a pensare che Cosenza meritasse un’opera prestigiosa, ho sbagliato perché al confronto con una stampa servile e illeggibile i cosentini hanno scelto il peggio e non il meglio. Ho sbagliato perché non ritenevo possibile che persone di cui mi fidavo da decenni (tra questi il figlio plurigratificato del carissimo Luigi Pellegrini) e giornalisti strapagati e tutti contrattualizzati si prostrassero dinanzi a un giuda di quarta serie per vivacchiare con una brutta copia de ICalabresi, stracciata dai numeri straordinari di due giornali da me diretti e scritti che hanno registrato una media mensile di 2 milioni e cinquecentomila lettori.
Evidentemente una regione dove il merito, l’onestà, la libertà valgono meno di uno straccio doveva rendermi più mediocre, meno libero, meno testardo a resistere alla massoneria deviata, alla politica da marciapiede, ad un’opinione pubblica assente e omertosa.
Ho sbagliato e chiedo scusa. Ma se sorprendentemente un giorno la verità verrà riconosciuta, la mia idiozia sarà perdonata, un barlume di libertà comparirà in questa terra disgraziata, quando io non ci sarò, lascerò tra le disposizioni testamentarie l’obbligo del presidente, che ho già designato con atto notarile, che Villa Rendano non sarà mai più data a Cosenza, mai più sarà aperta a coloro che l’hanno tradita, mai più sarà “la casa delle idee” ma la “casa della vergogna” per Cosenza e della colpevole presunzione del sottoscritto.
“Ritorno” continuerà a essere pubblicato ma solo per informare le persone per bene dei successi o degli insuccessi che il marciume della politica, della massoneria deviata, della viltà di pennivendoli registreranno fino a quando l’omicidio perseguito da un gruppo di traditori non cambierà nome e da “tentato” diventerà “omicidio e basta”.




