
Europa alle corde nelle mani di un bullo psicotico
20 Gennaio 2026
Cala il sipario
28 Gennaio 2026La vicenda che da un anno tiene il mondo, e l’Europa in particolare, sospesa agli umori cangianti di Donald Trump, ci obbliga a riflettere non più solo sulla sua postura guappesca ma soprattutto sulla nostra ignavia e insipienza.
Sembra che si sia in presenza di una lite tra coniugi dopo una lunga relazione armoniosa che decidono, o l’uno o l’altra, che l’amore è finito e ad esso è subentrato insofferenza e ostilità.
Tra persone civili se ne prende atto e ciascuno va per la propria strada. Per quelli che civili non sono si scatena la violenza omicida, in genere a danno della donna, con risonanza mediatica ricorrente, con la sorpresa di chi scopre la caduta dall’albero del pero maturo.
Per non dimenticarlo, Trump è stato eletto proprio perché prometteva di fare ciò che sta facendo: deportare immigrati che da decenni vivono in USA, a 150 anni dall’abolizione della schiavitù perseguire la gente di coloro (che per parte loro sarebbero stati ben lieti di continuare a vivere nelle foreste africane) trattare con disprezzo gli ispanici, compresi quelli che lasciata Cuba hanno portato in Florida ricchezza, lavoro sottopagato e infinita riconoscenza.
Vediamo l’Europa per quella che è, lasciando da parte il Manifesto di Ventotene che è rimasto lettera morta.
L’Europa nasce con sei paesi fondatori, l’Italia è tra questi, che pur con molte peculiarità hanno molto in comune: la tradizione “giudaico cristiana” che è viva meno nei fedeli ma testimonianza irripetibile in cattedrali, chiese, statue e opere pittoriche sparse ovunque in quella parte d’Europa.
Non era dubbio che una Comunità che vuole essere Unità dovesse dotarsi di una Carta Istituzionale. Un passaggio che molti ritenevano solo formale si rivela letale perché i Francesi e gli Olandesi bocciano il testo preparato da uno statista francese.
Da allora nulla è cambiato. Ognuno ha la sua Carta, le sue leggi che convivono forzatamente con quelle comunitarie, condannate comunque ad anni di attesa per essere recepite, ognuno ha una sua politica economico-finanziaria in barba al fatto che abbiano una moneta comune che ha reso più povera l’Italia con una valutazione irrealistica per non disturbare il marco tedesco.
Hanno creato magniloquenti Istituzioni comuni, in ritardo un parlamento elettivo, una Corte di Giustizia, un Tribunale dei diritti dell’UE – che a parte i tempi biblici – 9 volte su 10 risponde agli istanti che “con rammarico la competenza del problema sollevato è degli ordinamenti nazionali”.
Se pesco nella mia non felice esperienza vedo che Lussemburgo e Italia (e altri 7 e più stati) hanno alcuni articoli del Codice civile identici, ad esempio quelli che regolano i rapporti nonni e nipoti, che siano italiani ma residenti in quel buco di Stato grande poco più di Catanzaro. La realtà invece tra i due Ordinamenti è invece del tutto incomparabile. Una burla nel granducato che instaura un processo, tutto orientato a favore della parte o dell’avvocato lussemburghese, in cui ciascuno può lanciare accuse infamanti ma senza obbligo di provarle. La forma è quasi salva, la sostanza è taroccata.
Ora nella stagione tempestosa che Trump ha scatenato i 27 membri, con interessi e storie diverse, dovrebbero miracolosamente cantare in coro. E chi era il Presidente della Commissione al tempo di questo “sbraco”? L’italiano Romano Prodi che in tal modo condannava l’UE al ruolo di nano politico come auspicato dagli USA senza Trump.
Se alle fratture interne all’Unione sommiamo quelle interne a singoli Stati – Francia, Germania, Polonia, Ungheria – dobbiamo confessare che siamo condannati a sperare nella clemenza a giorni alterni dello psicotico.
E l’Italia? Fino a quando può durare la storia del ponte transatlantico con un guastatore senza qualità come Salvini e un laccato prof democristiano che solo l’ingenuità di Zingaretti o la speranza da disperati della Schlein è battezzato “leader della sinistra” o membro infedele del campo largo.




