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13 Gennaio 2026Nelle aule di tutti i tribunali campeggia una scritta che ci assicura che “La legge è uguale per tutti”.
In via teorica è cosa vera e giusta ma bisognerebbe aggiungere in molti casi che “purtroppo la Giustizia è scappata da casa”.
Poco rispettoso per la dea della giustizia che è principalmente Themis nella mitologia greca, una Titanide che rappresenta l’ordine e la giustizia divina, spesso raffigurata con bilancia, spada e benda sugli occhi per simboleggiare equilibrio, punizione e imparzialità. Nella mitologia romana, la sua corrispettiva è Iustitia, da cui deriva l’allegoria moderna della Giustizia, che è la figlia di Zeus e Themis, e che veglia sulle ingiustizie.
Andatelo a chiedere alle migliaia di poveri cristi carcerati per reati “bagatellari” – cioè “cose e niente” – mentre per reati gravi di solito monopolio dei colletti bianchi tra tempi biblici, principi del foro maestri nel far perdere tempo fino alla prescrizione, il tempo del “gabbio” pare non arrivare mai.
Questo è vero un po’ ovunque ma in Italia c’è una “scuola di pensiero apposita” molto accreditata.
Premesso che personalmente non sono un “aspirante carceriere” e in ogni caso credo che ai carcerati vadano assicurate condizioni di vita dignitose e non persecutorie – posizione temo ampiamente minoritaria nella realtà – e sapendo di attirarmi l’ira di migliaia di lettori non condivido il metodo di Nicola Gratteri, pur magistrato stimabile, che manda a processo centinaia di imputati di cui la metà viene o assolta per non avere commesso il fatto o condannata a pene che sono un frazione di quelle richieste dalla Pubblica Accusa.
Ora, prima di parlare del prossimo referendum tra chi dice SÌ alla fragile riforma del Ministro Nordio e chi dice Noooo alla stessa – perché come ha scritto sul Corriere Roberto Rossi, Procuratore di Bari ed ex membro del CSM “lo scopo è far riprendere alla politica il SUO spazio” (embè?) e chi come il Procuratore di Lecce Giuseppe Capoccia dice che la truffa è dire che la politica vuole controllare i giudici. La separazione riguarda i pm. In nessun Paese i giudici sono sotto il controllo del governo. È lì l’inghippo e la scorrettezza” – aggiungo poche sintetiche osservazioni.
Una prima domanda: se un dipendente pubblico fa una mancanza pur lieve rischia quanto meno una “cazziata” dal suo superiore, se un PM perde tempo e blocca per anni una denuncia grave o un giudice emette una sentenza in cui si capisce che c’è un tiè con il braccio ad elle indirizzato al perdente che dovrebbe essere il vincente (vedi giudice Monica PICCOZZI) in entrambi i casi non succede niente. Per dirla in latino lor signori sono legibus soluti, non obbligati a nulla.
Tornando al Procuratore di Lecce, alla domanda “non si indebolisce il CSM con togati sorteggiati?” risponde: “il CSM è stato trasformato nella quarta Camera (ndr la terza camera è notoriamente Porta a Porta con il sempiterno servo DC Vespa) […] La verità è che le nomine adesso si fanno con il Cencelli e non ci fidiamo dei sorteggiati perché vogliamo che a decidere restino i nostri amici”.
La compravendita di Palamara è già dimenticata, con qualche garanzia segreta lui non scrive e non parla più, e la maggioranza di destra su questo tema balbetta, evita di andare giù duro. Ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio, si ricorda della mattanza di Mani Pulite, e quindi va adelante con mucho (mucho) juicio.




