
La legge è uguale per tutti. Sì, ma dove?
13 Gennaio 2026
Il mondo a pezzi corre, metà Italia sceglie di muoversi su un carretto
16 Gennaio 2026Sono mesi, forse anni, che da ICalabresi in poi, andiamo scrivendo che quando si rompe un equilibrio geopolitico, economico, culturale è praticamente impossibile non dico fermarlo ma neppure evitare che giunga alle peggiori conseguenze.
Ho una prova almeno per poterlo dire. Nel 2017 mentre su proposta di Walter Pellegrini – sempre lui! – con tre signore di Torino Roma e Parma ci facevamo prendere per i fondelli cianciando di una Fiera del libro riservata agli editori meridionali con il solo contributo a chiacchiere del suddetto che a poche settimane della prevista Fiera diceva che si riservava di parlarne con il direttore della libreria Mondadori di Cosenza, capita con colpevole ritardo che eravamo oltre i limiti della truffa, virai in direzione di Lucio Caracciolo, Direttore di Limes rivista mensile di geopolitica perché ci aiutasse a organizzare una due giorni di informazione e formazione sul valore ineludibile della geopolitica.
Caracciolo disse di sì, preparò un’ipotesi di progetto possibile con la previsione di fare meglio e di più l’anno seguente.
Chiarito questa ennesima prova di mia “fessaggine” che si ripeterà nel 2022 per eccesso di fiducia, vado nel merito in maniera schematica riservandomi di scriverne nei prossimi numeri di più e meglio.
La cosiddetta globalizzazione resa possibile dalle nuove tecnologie digitali nasceva soprattutto nella logica del capitalismo più famelico ma anche su una premessa del tutto errata.
Questa prevedeva che la immensa Cina fosse ferma ai livelli produttivi e strategici di 30 o 40 fa, che fosse un immenso mercato da cui prendere mano d’opera poco qualificata per quattro soldi e impiegarla per le lavorazioni marginali. Un abito da uomo aveva il disegno occidentale, i bottoni e le asole cinesi o del Bangladesh e via enumerando.
È la solita logica predatoria e supponente di noi “moderni”.
A quel tempo ero Direttore dei Rapporti internazionali FS e incontrai esponenti autorevoli del regime più volte in Cina e in Italia.
I cinesi volevano metterci alla prova come possibili appaltatori della linea AV Pechino – Shangai (a quel tempo noi avevamo il Pendolino Fiat) perché come Paese non eravamo una potenza e noi avevamo tutto l’interesse a qualificarci come realizzatori di un’opera di modernizzazione niente male.
Qui sono veramente schematico: i cinesi ci chiesero per fare le prove su brevi tratti di linea un pendolino diesel. Scoprimmo che mentre noi ne descrivevamo le sue meraviglie il pendolino diesel non esisteva! Proponemmo di dare un pendolino normale trainato da un locomotore diesel: fu giustamente respinto dai cinesi perché locomotori che andassero a 250 km orari come il pendolino non esistevano. Le promesse fatte sia in sede politica che aziendale furono così disattese, facemmo la figura dei magliari e l’appalto fu dato agli Svedesi. Oggi tra Shangai e Pechino si va che è una meraviglia… svedese.
Detto questo – era il 1996 – bastava andare a Shangai, immensa modernissima piena di società tecnologiche per capire che la Cina dei bottoni era una nostra idiota presunzione.
La nostra economia, la nostra ricerca scientifica, la nostra politica industriale erano ferme all’immagine della Cina povera e stracciona!
Perché allora sorprendersi se Trump ci tratta da irrilevanti (cosa vera), la Cina procede nell’ alta tecnologia conquistando larghe fette del mercato globale, la Russia ha un sacco di problemi ma non è “una potenza regionale” – come la definì Obama, è sempre o vuole essere l’erede della grande Rossja zarista e staliniana.
Questo è solo un inizio. Poi ci tornerò non senza avervi detto che nell’ accordo in fieri con Lucio Caracciolo Villa Rendano sarebbe divenuta seconda sede della Scuola nazionale di Geopolitica diretta dallo stesso Caracciolo.
Troppo per Cosenza e la Calabria che al di là della Fiera di San Giuseppe non è in grado di andare.
Se lo capirete metterete tutto sul conto (cioè, numero e violenza di calci in culo) dei traditori, del narciso Mario Occhiuto, dell’Etereo Franz Caruso e tutta la truppa dei mediocri distruttori calabresi.




