
Un filmato inedito di una mattanza organizzata
22 Settembre 2025
La Calabria vota? Echissenefrega!
1 Ottobre 2025Mi ero ripromesso di riflettere sui temi della giustizia – la giustizia in quanto scienza e pratica universale – non solo quella italiana di oggi.
Provo a farlo con più articoli di cui posso garantire solo la buona fede, non la verità assoluta.
SE vi capita di leggere un libro titolato “10 lezioni sulla giustizia, per i cittadini curiosi e perplessi” di Francesco Caringella, ex giudice, vedrete che anche i più autorevoli addetti ai lavori hanno difficoltà a trovare una sola definizione, ne esistono decine o centinaia. Cosa vuol dire questo? Che i giudici che ostentano sicurezza e se ne fregano dei dubbi, delle sofferenze degli imputati, della inevitabile fallacia di ogni sentenza sono i più pericolosi perché non posseggono l’umanità necessaria per compiere quell’ atto disumano che è il decidere della vita di un altro uomo.
E per quanto ne so non da oggi di costoro ce ne sono tanti. Per questo non mi piace il culto di Di Pietro al tempo di Mani pulite o di Gratteri oggi. Parlo del culto” dell’atteggiamento fideistico che per esempio accompagna i seguaci di Trump in America. La “fede” al posto del giudizio sofferto, partecipato empaticamente con il giudicato che innocente o colpevole è uomo o donna e prima di mettergli le manette dovrebbe poter avere la certezza che tu giudice lo fai per profonda convinzione, non per pregiudizio o per fare numeri che ti fanno andare sui giornali in prima pagina.
Non ricordo se l’ho già scritto, ma il mio tentativo di fare il giornalista senza gloria e senza certezze è iniziato facendo in sala stampa il “sostituto” dei cronisti giudiziari che si impegnavano direttamente per i casi che avrebbero di sicuro sfondato nell’ interesse un po’ cinico di migliaia di lettori.
E fu allora che cominciai a diffidare della giustizia.
Esemplifico: processo a Roma in Appello contro un funzionario delle Entrate di Terni.
Non discuto la sentenza che lo condannava a dieci anni di reclusione ma il modo in cui il processo era giunto a sentenza. Il Presidente della Corte faceva finta di seguire le arringhe degli avvocati alcuni veri principi del foro. Dico che “faceva finta” perché io che sedevo a tre metri da loro e captavo con fatica una parola su tre, perché consapevoli della loro sostanziale inutilità i “principi” non parlavano sussurravano, a beneficio dello spettacolo. E infatti chi doveva scrivere l’articolo non riferiva ciò che aveva cercato di udire ma dava una mancia al cancelliere e copiava la sintesi scritta a mano con una grafia per iniziati.
Altro esempio tratto dalla mia prima esperienza. Incontravo spesso e avevo un rapporto di familiarità nella sede della Direzione socialista con il Capo della Procura di una Procura del Casertano. Il procuratore era soprattutto interessato a ottenere almeno una candidatura dal PSI.
MI venne spontaneo chiedergli dove trovasse il tempo di seguire i processi e soprattutto di scrivere sentenze oneste e veritiere.
Fu sincero nel rispondere: quando era in treno per Roma si portava appresso un mucchio di fascicoli processuali, leggeva un paio di pagine tra le molte decine del fascicolo e poi scriveva la sentenza: “assolto o condannato secondo l’impressione che gli avevano procurato le poche pagine sbirciate”.
È un caso limite ma non una rarità nella dinamica processuale. Da qui la vergogna della condanna di Enzo Tortora sulla base di un “sentito dire” da un delinquente patentato che provocò per il trauma la morte di Tortora e una brillante carriera ai giudici “macellai”. Tutti erano convinti che Tortora fosse innocente, ma il decano dei cronisti giudiziari poi addirittura Presidente dell’Ordine dei giornalisti per anni restarono colpevolisti. Sapete perché? Smentire i magistrati, in questo caso il PM, non conveniva, si sarebbe chiusa la linea diretta con la Procura e quindi il privilegio di fare lo scoop, poco importava se sulla pelle di innocenti.
A lungo il Fatto di Travaglio è stato la gazzetta semiufficiale delle Procure e infatti Gratteri se vuole fare sentire la propria voce fa largo uso del rapporto con questo quotidiano.
Ultimo esempio, tra i molti che potrei citare. Molti ricorderanno il cosiddetto “scandalo delle lenzuola d’ oro” – peraltro inesistente, il maggior costo almeno in quel caso non era frutto di qualche tangente ma dipendeva dal fatto che quelle lenzuola per i vagoni letto era i soli “ignifughi”, ti garantivano di non essere arrostito da un incendio sempre possibile a bordo treno (o aereo).
Il PM aveva previsto l’arresto di un paio di dirigenti di FS e del Direttore Generale un “socialista” divenuto tale dopo aver cambiato l’iscrizione al MSI con quella al PSI al governo scegliendo una oscura sezione in provincia di Rieti.
Ma il Giudice istruttore Squillante socialista molto spregiudicato (oggi non esiste più questa carica sostituita dal GIP) fece la cosa più semplice che oggi fanno molti PM in tutt’Italia. Mise il fascicolo all’ultimo posto sommerso da decine di altre scartoffie.
Ma quella volta il gioco non riuscì perché altri PM più zelanti riproposero la denuncia e al posto dei destinati alle patrie galere andarono 4 membri del CDA delle Ferrovie uno per ogni partito che li aveva nominati (i soli esclusi il MSI e il PSIUP).
Quando scrivo che la giudice che ha respinto la nostra citazione per Abuso di diritto, dopo essere stata inutilmente ricusata, fregandosene delle prove che smentivano radicalmente le fandonie di Walter Pellegrini e soci e provavano che era stato compiuto “un abuso di diritto” facendo decadere il Cda per liberarsi di me, malato di onestà e legalità” ha emesso una sentenza truffa ora all’ esame improbabile del CSM sono in grado di provarlo parola per parola. Ma due giorni fa WP, il peggiore dei traditori farabutti, figlio indegno del carissimo Luigi, ha avviato la pratica per un nuovo pignoramento di oltre 26mila euro, che si metterà in fila dietro quello oggi attivo. Cioè un paio di anni d’ attesa almeno, peccato che come lui ben sa deve attendere la mia morte indotta da questa banda delinquenziale che arriverà tra 4 mesi o poco più. Ma questo lo sanno tutti e non mi pare che ci sia na ‘nticchia di disprezzo per questo carnefice da parte dei cittadini di Cosenza, non dico tutti ma almeno un centinaio. 100 schifati per un ignobile personaggio che sprizza veleno perché la mia scomparsa di scena non è rimasta ignota ma rivelata fin nei particolari su due nuovi giornali letti e diffusi ovunque. E giornalisti e magistrati tacciono per omertà e convenienza.
Quello che è certo che la giustizia che non sbaglia mai non è quella decisa dai giudici ma è quella che verrà per tutti dal Signore, nostro Padre celeste.
Continua…




