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8 Giugno 2026Moltissimi oggi, molti meno all’inizio dopo il colpo di mano di Walter Pellegrini a danno della Fondazione Giuliani, mi chiedono perché a distanza di quattro anni, ormai ottantenne e con patologie gravi, continui la mia battaglia legale e mediatica il cui esito non vedrò.
Nella domanda è sotteso questo inciso: ma chi te lo fa fare!
Se giunto quasi al fine vita mi ponessi questa domanda dovrei ammettere di aver sbagliato tutto, nella vita. È così, perché in tutte le occasioni – nel lavoro – in cui per evitare guai peggiori non ho mai rinunciato a dire la verità, ho rifiutato di genuflettermi dinanzi a potenti e prepotenti, deciso di resistere per due anni alla pretesa della P2 di Gelli che voleva che il mio incarico alle ferrovie lo cedessi senza combattere al piduista giornalista di turno.
Vi risparmio l’elenco delle minacce delle vessazioni che mi sono state riservate. Vi confesso che di fronte a certi personaggi, a certi messaggi saggezza avrebbe voluto maggiore prudenza, perché il rischio non era di perdere una carica, ma di essere licenziato con moglie e due figlie piccole a mio carico.
Ora pensare che faccia oggi ciò che non ho fatto in una vita intera è pura fantasia.
Ma ci sono anche motivi seri per i quali non smetterò di combattere la viltà e la cattiveria più infame.
Lo faccio perché ho un obbligo giuridico e morale con il fondatore Sergio Giuliani al quale non posso e non intendo a venir meno, sebbene da lui non abbia sentito dire “grazie”.
Ho l’obbligo morale nei confronti di Anna Cipparrone che con infiniti meriti è stata mobbizzata e poi costretta a lasciare la direzione del museo storico multimediale rivenuto con suo merito con decreto del ministro della Cultura “museo di rilevanza nazionale”.
In realtà secondo la logica corrente non dovrei farlo: Anna ha rifiutato il mio aiuto legale, è sparita dall’orizzonte ritenendo che in tal modo il boia l’avrebbe risparmiata. Lo stesso e peggio hanno fatto i redattori, a partire da Camillo Giuliani, de iCalabresi, perché fiduciosi che esibendo la loro ingiustificata ostilità al Direttore avrebbero continuato a scrivere con libertà e dignità sul nostro giornale.
Dovrei prendermi qualche rivincita su decine di falsi amici ed estimatori, il caso più eclatante e imperdonabile è quello di Attilio Sabato, Direttore del TG TEN, che per anni ha scritto e detto – sbagliando – che ero una specie di creatura superiore e una ricchezza per la Calabria. L’ avevo incontrato per ragioni private sue e il giorno dopo s’è volatilizzato.
Se fossi vile e arrendevole replicherei quello che è il cancro di gran parte dei calabresi e cosentini in particolare. Rifarei pari pari la loro viltà, la loro omertà, la pratica del servaggio nei confronti di mezze calzette che hanno o ostentano qualche potere.
A mia consolazione c’è, e non è poco, lo strabiliante e imprevisto successo dopo la chiusura de ICalabresi de I Nuovi Calabresi e soprattutto Ritorno.
Il numero dei lettori, in un anno oltre 20 milioni.
Non sono un mio merito ma manifestano, da tutt’Italia, che forse qualcosa tutti insieme possiamo fare per questa terra disgraziata, ad esempio non leggendo giornali nati e cresciuti in ambienti mafiosi, con servizio della falsa informazione, non farsi prendere per il c..o dal Sindaco di Cosenza tanto infedele quanto inutile ecc… ecc…
Nel tempo giusto non ve ne pentirete.
Per finire un’aggiunta: non riservate neppure uno sguardo a Walter Pellegrini che ha rinnegato 40 anni di brutta copia del legame fraterno con i suoi genitori, ne ha tratto non pochi vantaggi e ora si muove nelle belle sale di Villa Rendano irrimediabilmente inutili e vuote compiaciuto (?) di avere distrutto una delle poche realizzazioni nate tra tante chiacchiere a Cosenza. Con la fatica di pochi privati e con il patrimonio di un ingenuo benefattore.




