
E se Gratteri prendesse esempio dallo stile discreto di Ilda Boccassini? (da Il Dubbio)
1 Giugno 2026
Il primato della dignità e della libertà
3 Giugno 2026Domani la Repubblica compie 80 anni. Per me e decine di migliaia di italiani che sono nati nel 1946, io il 21 febbraio, 4 mesi prima del referendum che fece nascere la Repubblica ponendo fine alla Monarchia che aveva perduto onore e rispetto, dopo la conquista dell’unità e della libertà italiana, non è un giorno qualsiasi.
Non lo è perché pur commettendo errori la nostra generazione ha fatto fino in fondo il proprio dovere. È stata povera perché la ricchezza o il benessere è arrivato con parsimonia solo negli anni 60 e per noi, per me nato in una famiglia tipica della classe media – mia madre insegnante che per anni accompagnavo nella campagna cosentina dove una ventina di ragazzini privi di tutto l’attendevano in una pluriclasse – un po’ di prima, un po’ di seconda e un ritardatario di quinta – ospitata in un fienile che il contadino che ne era proprietario liberava per tempo dalle bestie dando spazio a banchi scricchiolanti.
Mio padre invece era impiegato di banca e in quegli anni era considerato un privilegiato, non ho mai capito perché.
Bene di quegli anni a Cosenza, poi a sette anni a Roma ho un ricordo positivo. Non contavano perché non la percepivamo la povertà diffusa, i palazzi mezzo abbattuti dalle bombe degli alleati, il teatro Rendano tra questi, gli abiti modesti, ma in compenso sentivamo anche la bellezza e la sincerità dei rapporti umani, l’affetto di tanti amici di mia madre che a San Francesco, il 2 aprile, mi riempivano di uova di cioccolato perché in tanti volevano augurarmi “buon onomastico”.
Ma non è questo che pure è rimasto impresso lucidamente nella mia memoria di anziano di cui voglio parlare. Perché ciò di cui sono profondamente convinto è che la nostra generazione – la prima nata con la Repubblica – è stata protagonista positiva della vita sociale, della ricostruzione, della ripresa economica, della “serietà” e severità con le quali gli insegnanti dalle elementari sino al terribile esame di maturità ci hanno preparato, educato, stimolato, fatto diventare con gli anni cittadini impegnati e in grandissima misura in prima linea per il bene della nostra patria. Siamo stati tutti – quale che fosse la nostra condizione sociale, il nostro lavoro che percepivamo importante dal più umile a quello di maggior prestigio – abituati alla fatica, non ci sentivamo inferiori o superiori ai nostri compagni di studio perché vedevamo che il mio compagno di banco con la mamma Vice presidente della Camera dei Deputati non era trattato meglio di me e lui mai ha fatto pesare una condizione privilegiata.
Per fare il professore di liceo, poi per entrare come dirigente nelle ferrovie dello stato ed infine per diventare avvocato o meglio cultore del diritto o per poter essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti credo di avere dovuto sostenere 7 o più prove di concorso. Nulla a noi ottantenni è stato regalato e ancora oggi il ricordo di quegli esami di maturità, di abilitazione, quei concorsi con più prove sono ben presenti nella nostra memoria talora sotto forma di incubi notturni.
Abbiamo avuto fortuna, come pensano le mie figlie?
Non lo credo affatto, ma loro non sono consapevoli che le opportunità e il benessere di cui hanno goduto in famiglia io noi neppure ce lo siamo sognato. Io al liceo avevo una paghetta mensile di 5000 lire con cui dovevo pagare il tram per andare a scuola (1500 lire), comprare dal bidello una pizzetta per non svenire (1500 lire anche in questo caso), e con le restanti 2000 lire andare a vedere un film nei cinema meno cari. L’idea di andare con un’amica a consumare una pizza richiedeva una preparazione difficile per mettere da parte le indispensabili “risorse”.
Per celebrare gli 80 anni della Repubblica forse meriteremmo non una medaglia ma una foto del passato anche lontano con noi giovani e ora vecchi da pubblicare sui giornali prima che spariscano dalle edicole insieme con noi anziani nostalgici della stampa cartacea e anche dei libri da sfogliare pagina per pagina.
Ma soprattutto quelli che hanno dato molto di più di ciò che hanno ricevuto. Di questo pensando non a me ma alle migliaia di colleghi, amici, compagni di studi fino all’Università sono convinto e certo con un po’ di presunzione mi aspetto che nel breve tempo che mi è concesso mi sia risparmiato il concentrato tossico di cattiveria che falsi amici e veri criminali stanno propinandomi per aver fino alla fine creduto che fare del bene, ad esempio alla mia città natale, mi ricompensasse con un po’ di gratitudine con uno spicchio di serenità.




