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19 Maggio 2026Gli USA hanno il loro bullo al vertice, ma essendo lenti nel cambiare – noi latini siamo in questo qualche centinaio di metri avanti – se lo tengono forse anche dopo le elezioni di midterm.
Noi calabresi, meglio noi cosentini, nel nostro piccolo abbiamo un bullino più scalcinato, infido e falso proprio come l’omologo americano.
Non sono considerazioni astratte e prima di farne il nome vi enumero le “porcate” del bullino nostrano.
La prima è quella di aver finto, dichiarandolo a destra e a manca, di essere “mio cugino anzi meglio mio fratello”. Non originale perché “fratello” ma vero, meraviglioso, lo era il padre Luigi, intellettuale, editore precursore, simile e credo migliore di me dando un senso al fatto di essere entrambi nati nello stesso mese, febbraio, e nello stesso giorno. Due pesci con le loro virtù ma anche con le proprie vulnerabilità.
La seconda porcata è quella di non aver capito e apprezzato che tornato a Cosenza, dopo una lunga assenza per malattia, non solo ho finto di non vedere, con contratti non firmati o firmati da lui medesimo non avendone titolo, che aveva sprecato, regalato per operazioni irripetibili (il lifting di tre pagine facebook), con contratti a tempo indeterminato da € 50.000,00 (poi bloccati da me), assunto due parenti più la colf di famiglia, mentre aveva messo all’angolo la direttrice di Consentia Itinera e autrice di molti progetti e attività, ovviamente sottopagata.
La terza porcata è stata di dirmi che nonostante i suoi titanici sforzi non riusciva a trovare un buco dove andare a vivere. Mia moglie romana l’ha trovato in un paio d’ore.
E ultima porcata, pur non avendo più alcun obbligo stando a Cosenza gli ho lasciato un compenso di 45.000 ero annui, fino al 2022, cioè in totale 350.000 euro!
Ebbene il figuro in cambio pretendeva che facessi finta di apprezzare un giornale mensile cartaceo, illeggibile e stile anni ’30, che avrebbe diffuso 6000 copie annue con un costo per copia di circa 350,00 euro.
Aveva un “pregio” per il nostro protagonista: aveva come direttore designato Antonio Nicaso, lontano dall’Italia da 40 anni, ma vicino, vicinissimo alla superstar Gratteri dei cui libri è “coautore” o qualcosa di più.
Quando su richiesta di tre membri del CdA (poi traditori e distruttori della Fondazione e di Villa Rendano) accettai di creare un quotidiano on line ICalabresi – un vero successo editoriale – che con una media di 400.000 o più lettori al mese costava 160.000 euro (quasi la metà di quanto era valutato dopo un anno, 250.000 euro) – con gli altri congiurati lo fece chiudere, secondo la prassi fascista, definendolo “un danno per la Fondazione”. Ho reso pubblica, diversi mesi orsono, la videoregistrazione del CdA che mi ha fatto fuori – se avete voglia di vedere non una semplice porcata ma un’azione criminale collettiva potete farlo andando su youtube.
Il meglio, o il peggio, il nostro eroe l’ha dato sul piano giudiziario: tre processi civili truccati (male) e 4 denunce penali mai esaminati dal PM di Roma, tornato ad essere “il vecchio torbido porto delle nebbie”.
Un solo processo pezzo per pezzo ha dimostrato la falsità, il carattere vessatorio, diffamatorio e letale per un Ente del terzo settore del nostro bullino. Ebbene il nostro eroe – che non si aspettava che ogni tanto si fa vivo un magistrato onesto (in questo caso un collegio di tre magistrati) – con una stupidità e arroganza uniche ha presentato appello.
Masochismo puro perché a maggio, questo maggio, si assegnerà la competenza di una citazione civile che definisce per volontà del fondatore il sottoscritto obbligato ad essere guida della fondazione con termine solo quando, come oggi, non sono più nelle condizioni psicofisiche di assumere alcun ruolo.
E in più un GIP, un vero giudice non un PM che ama tanto non dar fastidio ai potenti, deciderà se inviare a processo il nostro e i suoi complici e mandanti.
Non considero perché vomitevole che questa carogna che ha perso la faccia grazie a Ritorno da me diretto e fondato presenti un appello che non mi vedrà in vita quando e se arriverà al traguardo.
Cosa manca per identificare questa carogna: Walter Pellegrini, che dopo aver affossato la Fondazione affonderà anche la casa editrice che porta indegnamente il nome del suo carissimo fondatore, ma che oggi non merita di appropriarsene. Per rispetto.




