
È possibile essere liberi in Calabria? Con il cuore sì, con la mente no
19 Maggio 2026
Abbiamo sbagliato, Cosenza non meritava impegno e qualità perchè si compiace della sua decadenza mortale
26 Maggio 2026Non pretendo che tutti i cosentini, capoluogo e provincia, condividano i sentimenti che ho tradotto in un titolo severo ma temo giusto.
Ovviamente traggo questa conclusione perché per tutta una vita – avevo 7 anni quando lasciai Cosenza per trasferirci a Roma – un trasferimento che non ho mai apprezzato e capito (giacché non c’erano esigenze di lavoro dei miei genitori da soddisfare) – e ho cercato tutte le occasioni da adolescente per tornarvi quando possibile.
Ero così convinto che la mia Cosenza fosse così bella e attraente che ho convinto, quasi obbligato, molti amici anche stranieri a visitarla con me nelle vesti di guida turistica entusiasta.
Il tempo trascorso cambia tutto e ovviamente Cosenza non si è sottratta a questa “legge”.
Ma si può cambiare in meglio – e gli esempi in Italia non mancano (il caso di Matera è iconico) – ma anche in peggio.
Cosenza ha scelto la via del degrado, del cinismo, della omertà, dell’apertura persino alla mafia ’ndranghetista. Non io, ma un giornalista autorevole l’ha definita “città della mafia”.
La mia generazione è vissuta nella certezza che cosche mafiose violente e barbare in Calabria ce ne erano a iosa, ma noi pensavamo che esse si concentrassero nell’area aspromontana, nel reggino, nella piana di Gioia Tauro e Palmi. Quando con l’editore Luigi Pellegrini ci recammo a Villa San Giovanni per ritirare un premio che con molta generosità mi era stato dato per un libretto sulle origini del socialismo in Calabria, impreziosito dall’introduzione di Giacomo Mancini, Luigi mi raccomandò prudenza nel parlare, come se andassimo nella foresta amazzonica. Esagerava ma non inventava: le stragi di Seminara, i rapimenti di Africo e degli altri paesi con più mafiosi che abitanti non erano frutto di fantasia.
Ma questo non ci riguardava come cosentini. Cosenza era altro: una città sicura, piena di memorie nel borgo antico, anche i palazzoni che cominciavano a deturpare la città nuova ci sembravano segno di modernità e con molta fantasia li battezzavano con i nomi di Colosseo o Palazzo Madama.
Ora il presente ci obbliga a non mentire: Cosenza è spenta, in un declino non solo demografico a vantaggio come prevedibile di Rende, omertosa e timorosa, spesso complice dei mafiosi diventati investitori di capitali milionari.
La politica locale mai era scesa a livelli così bassi, l’amministrazione affidata ad una comparsa identificata come Sindaco solo quando indossa la fascia tricolore.
Ci sono moltissime persone degne e di qualità – medici che hanno dovuto lasciare la sanità pubblica che premiava solo i mediocri raccomandati, bravi insegnanti arroccati nello storico Telesio insula felix, ma anche mediocri e vili al punto di negare una conferma delle lodi meritate da una giovane che aveva per la prima volta portato a termine una gara tra le scuole superiori della provincia che erano state sollecitate a “narrare” il proprio borgo con tutte le modalità audiovisive o scritte. Li avevo sollecitati per cercare d’impedire che una giovane venuta da Milano con un eccellente CV fosse sacrificata alla cattiveria di una belva scioccamente nominata da me nel CdA della Fondazione, con una vessazione malvagia per obbligarla a dimettersi. Da quegli insegnanti e dirigenti scolastiche una lezione di servilismo, di omertà, indegnità, esattamente ciò che serve a questa terra disgraziata.
Ma c’è di peggio. Non ripeto l’aggressione per impadronirsi di Villa Rendano e del suo matrimonio materiale e immateriale, ad opera da quattro falsi amici da decenni, senza produrre una spiegazione ma contando sul narciso Mario Occhiuto che era passato dall’elogio sperticato all’accusa di “aver riempito di suoi avversari” un organismo meramente consultivo. Il “nemico” era il sen. Massimo Veltri che non ha proprio né le fisique né l’esprit du role per fare la guerra a qualcuno, che abbia uno straccio di potere.
Avere oggi un senatore che mai vedrà la sentenza che ha già condannato il socio Clini e mai sconterà la condanna per bancarotta fraudolenta è solo un ulteriore marchio di fabbrica per una politica d’accatto.
Nel frattempo – mentre si sollecitava la fine di una Fondazione che era stata creata con milioni di euro e molte giornate di lavoro creativo – la città con l’ombra di sindaco Caruso perdeva i finanziamenti per la metro leggera, a favore di Catanzaro, lasciava un mucchio di mattoni laddove doveva nascere il “museo di Alarico”, per celebrare un barbaro che aveva distrutto Roma ed ora veniva celebrato per “distruggere” virtualmente con le sue ossa anche la meno illustre Consentia.
Non mi scandalizza che oggi Rende partendo dall’Unical abbia guadagnato il nuovo ospedale lasciando al capoluogo un ultracentenario presidio sanitario. Non sorprende che già oggi il centro propulsivo della “città policentrica” sia Rende, dinamica, con un polo industriale di rilievo, bene amministrata dal vecchio leone Sandro Principe lasciando all’innocuo ovino la guida di Cosenza.
Forse esagero, ma chi mai farà qualcosa di utile e importante a Cosenza morente e inaffidabile come prova la complicità da magliaro che ha spazzato una fondazione unica in Italia dando disco verde con il Sindaco che l’aveva voluta e con l’apporto diretto o indiretto del procuratore star Gratteri, che l’ha presa male vedendo bocciato il giornalaccio illeggibile proposto dal suo scrivano Nicaso, che oltre tutto sarebbe costato 350,00 euro a copia, utile solo a incartare il pesce del mercato rionale.
In tutto questo il sottoscritto ha avuto due sentenze truccate, e ignorate cinque denunce penali per dare spazio ad una brutta copia presentata da un omonimo che suscita vergogna.
Il boia con la complicità di magistrati, che celebrano oggi la loro garantita immunità, si atteggia a vittima, le vere vittime colpevoli di onestà, professionalità, generosità hanno pagato al posto del boia, e solo un vecchio testardo quasi a fine vita combatte fingendo che la “sua” Cosenza sia uguale a quella di cartapesta e mastice odierna.




