
Ohi Walter, quanto poco mi conosci! Qualche aiutino per ridurre i danni. (IATIVINNE!)
3 Dicembre 2025
Dal tribunale della “vera giustizia” l’arringa che non sentireste mai nella realtà
22 Dicembre 2025Lettera ai cari genitori dei fratelli e sorelle Pellegrini.
Carissimi Luigi e Letizia,
non Vi sorprenderà che scriva questa lettera a voi destinata ancorché sappia, con dolore, che entrambi non siete più tra noi e per me credente siate in un luogo misterioso non conoscibile con i sensi ma certo migliore, più ricco di amore, di solidarietà tra esseri viventi, tutto ciò che qui in terra abbiamo irrevocabilmente perduto.
È ovvio che non avrebbe alcun senso pensare di rendervi note le cattiverie, le falsità, le abiure che in questi ultimi anni ho dovuto subire non da estranei – che già sarebbe grave e ingiusto – ma addirittura dai vostri figli, con Walter capopopolo, cioè da coloro che vendendo negli anni il legame di affetto, amore “fraterno”, tra noi – per reciproca e salvo miei errori volontà – hanno fatto credere che – come tu caro Luigi mi hai detto, scritto, decine di volte (a Roma dove non abito più ho tutto conservato con cura) – noi fossimo di fatto una sola famiglia. Ed in realtà a parte la casualità d’essere nati nello stesso giorno 21 febbraio, i segni di una forte somiglianza fisica, etica e caratteriale erano ben riconoscibili, e Letizia per prima non se ne capacitava. D’altra parta le due distinte famiglie Pellegrini nate nel piccolo borgo di Cleto sarebbero una bizzarria e non a caso volesti accompagnarmi al piccolo cimitero e alla tomba di famiglia ora trasferita a Cosenza per chiedermi con affettuosa insistenza che le mie ceneri fossero collocate in quella Cappella comune. Quando ricordai) questo episodio (ripetuto falsamente da lui con il papà vivente Walter scrisse poche parole che mi hanno colpito oltre misura: “Uno spazio per un mucchietto di cenere non si nega a nessuno”.
Ma non è per questo o altre accuse che Vi scrivo. Non sarebbe né giusto né tollerabile che turbassi la vostra serenità in cielo con meschinità che sono solo dei viventi.
Il motivo almeno per quanto mi concerne – arrivato vicino alla “fuga” da questa terra oggi malefica – è altro.
La famiglia unita di cui convintamente parlavamo non può essere composta solo da Voi e da Paola, che pure è stata trattata in anni difficili e dolorosi per noi come un’altra figlia da aiutare, consigliare, addirittura offrendosi come e più di una nonna saggia per ospitare a Cosenza la nostra figlia adolescente.
La famiglia senza enfasi o è accettata e voluta da tutti o non è.
Ho voluto due volte chiedere a Riccardo, ottimo chirurgo, affettuoso e disponibile, se le tre sorelle che non ho più sentito dopo il tradimento di Walter confermassero o meno il legame “familiare allargato”. Mi rispose con una piccola bugia: SI ma pochi giorni fa dall’ospedale dove ero ricoverato ho sentito il bisogno di ripetere la domanda. Riccardo questa volta non ha di fatto risposto ma con tono insolitamente brusco s’è tirato fuori da questa storiaccia.
Ho capito che tutti e 5 i Vostri figli, probabilmente a ragione della “famiglia” unita e quasi unica non se fregano neanche un po’.
Carissimi Luigi e Letizia non mi permetto di lamentarmene con Voi.
Ma per eccesso di zelo, per non temere di essere stato vittima colpevole di un colossale equivoco, di una presunzione intollerabile, nel sentirvi veramente fratello e sorella, avendo cessato per motivi misteriosi da 30 anni ogni rapporto con Teresa mia sorella biologica, ho deciso di chiederlo a Voi direttamente. Senza parole capirò se posso vantarmi e godere del Vostro affetto profondo o no. Sarebbe un dolore insopportabile, ma mi sono fiducioso nel fatto che noi anziani, vivi o morti, siamo di solito fedeli.
Un abbraccio e mi aspetto la Vostra benedizione, se meritata.
Franco



