
Cari Luigi e Letizia, confido da credente che riceverete questa lettera
9 Dicembre 2025
Basta la parola
7 Gennaio 2026Signore e signori, ciò che Vi propongo è un’arringa, di accusa e difesa, ha imputati con nomi e cognomi, ma in maggioranza sono cittadini, una maggioranza fatta di persone per bene ma anche una robusta minoranza di veri e propri farabutti. Nei normali tribunali questi ultimi rischiano di meno perché sono difesi da avvocati di fama e di fame di guadagni che pochi possono permettersi.
Ma questo non è un tribunale qualsiasi dove spesso i giudici sono corrotti. O corruttibili, pigri e con la testa tutta impegnata sull’esito delle partite di calcio piuttosto che sull’ascolto delle ragioni, giuste o sbagliate, dei difensori.
In questo “Tribunale” c’è la garanzia della verità per tutti, della sincerità delle parole pronunciate convincenti o meno.
Detta in parole semplici qui “La legge è veramente uguale per tutti!
Chi sono i destinatari di questa arringa? Non giudici togati con pendolo dorato, ma cittadini onesti, semplici cittadini che non hanno e non cercano santi. In paradiso. Lo stesso per gli imputati, cittadini pur essi che colpe non reati gravi o meno gravi ce l’hanno sulla coscienza.
Vengono da ogni parte d’Italia, dal nord e dal sud, ma questi ultimi oltre le colpe hanno da difendersi dai pregiudizi, dai luoghi comuni, dal sentito dire. Non è una differenza da poco.
Ma noi per non perderci tra numeri e percentuali abbia deciso la soluzione salomonica, immaginando l’Italia divisa in senso verticale tra bianchi e neri così terroni e polentoni sono in teoria equamente rappresentati. In teoria perché mentre sono pochi i settentrionali che decidono di vivere stabilmente al sud, i meridionali per scelta spesso obbligata si traferiscono a centinaia o miglia di km direzione nord o ovest a milioni.
Nell’ ultimo numero di LIMES, la rivista di geopolitica, leggo che Roma è “la capitale della Calabria”. Non è né uno scherzo né un errore: i calabresi di varie generazioni divenuti romani sono circa 300.000! Quanto a numeri siamo non lontani dai filippini.
Ma fatta questa premessa, signore e signori, vediamo come sono distribuite le colpe: lasciamo perdere l’emigrazione in massa specie a Torino perché bisognava trovare fino a 100.000 meridionali per far partire la megaindustria FIAT di Mirafiori. Le immagini dei poveri cristi con valigie di cartone e le riserve alimentari bastevoli per una mesata noi anziani le ricordiamo bene. Così come ricordiamo o dovremmo ricordare i cartelli delle stamberghe con su scritto “Non si affittano ai meridionali”. Oggi non c’è a Milano più accogliente bisogno di scriverlo perché un buco di casa non lontano dalla città costa quanto tutto il salario medio di un lavoratore.
Ma questo strano processo vede tra gli imputati forse in maggioranza i meridionali. È un apparente controsenso: quelli del sud vanno al nord perché al sud il lavoro sottopagato e poco qualificato non manca. E allora è vero ciò che dicono i nordisti quando ci accusano di avere poca voglia di lavorare!
No, è un falso insopportabile perché se io mi sono fatto il mazzo per laurearmi, ho capacità e voglia, perché debbo dare retta al cuneese Flavio Briatore che ci vorrebbe tutti a fare i camerieri, i bagnini nei suoi stabilimenti, al massino i portieri d’albergo? Questo invito provocatorio non vale per i figli di papà, che un posto di avvocato nello studio paterno lo trovano di sicuro e se questo non riesce c’è sempre il “pronto soccorso familiare” che è particolarmente vivace nel sottobosco della politica coloniale meridionale.
Ora per non far perdere tempo al Tribunale della verità passiamo a un caso concreto.
Chi scrive è nato a Cosenza, la sua famiglia senza vere ragioni quando avevo 7 anni decise di far parte dell’esercito dei 300.000 calabresi romanizzati. L’effetto su di me di questa inutile emigrazione? In 68 anni ho rotto i cabbasisi a chiunque mi venisse a tiro per celebrare la bellezza, l’accoglienza, la dolcezza di Cosenza. Poi complice la malsana idea di realizzare un Fondazione di un mio anziano e poco lucido cugino oltre molti problemi di salute a 76 anni finalmente ho lasciato Roma con la benevolenza di mia moglie romana per ritornare a “Casa”, a recuperare le mie “radici”. Stronzate ma per questo ho bisogno di una pausa. Chiarisco solo che dopo meno di tre anni ho dovuto lasciare Cosenza perché avevo fatto di Villa Rendano un prestigioso polo civico, culturale, museale multimediale e altro ancora e fondato il primo giornale libero di inchiesta letto in un anno (prima della chiusura a seguito di un golpe) da circa 350mila persone in tutt’Italia e in parte dell’Europa.
Ora riprendiamo questa “arringa” che ha una sola vera anomalia rispetto a quelle che si recitano in Tribunale quando i giudici spesso sonnecchiando ascoltano molte parole inutili. E roboanti. Nel nostro tribunale della verità siedono tra gli imputati con nome e cognome quattro farabutti. I loro nomi sono stati consegnati ai PM che sono la vera forza talora becera perché qualunque cosa facciano o non facciano, con tempi normali o biblici, hanno sempre ragione perché godono di un’immunità pressoché totale. Sono poco più di 2000 ma contano per il quadruplo e infatti su 10 capi del CSM, presieduto dal Presidente della Repubblica 7 sono stati e sono scelti tra i capi delle Procure.
Il CSM è un organismo costituzionale che se deve prendere un pur blando provvedimento disciplinare va letteralmente nel “pallone” in stato letargico.
L’opposizione alla mini riforma della Giustizia è dovuta soprattutto alla possibilità che un nuovo Organismo assuma una vera funzione disciplinare.
I suddetti farabutti, da me nominati perché “amici” e colleghi da almeno 20 anni, hanno fatto un “golpe” che però si sono dimenticati di motivarlo con ragioni plausibili. In cosentino che conosco poco direbbero picchì ni piacia” (per chi non conosce le lingue “perché ci piace -comandare da soli-)!
Ma chi vuole saperne di più scarichi gratis uno del 5 libri che ho scritto, in particolare Il mostro di Calabria.
Dunque per non annoiarvi sarò breve e didascalico: vi ho detto dei rapporti antichi con i farabutti ma per uno WALTER PELLEGRINI, omonimo o qualcosa di più, capo banda , debbo aggiungere che è il figlio dell’editore LUIGI, un pioniere dell’ editoria, un intellettuale, per me un vero fratello maggiore (essendo io il minore) non perché lo avessimo deciso a freddo ma perché era “impressionante” – parola di Letizia sua sposa – la somiglianza non fisica ma sentimentale, valoriale, caratteriale su tutto.
Ma con i farabutti un altro da segnalare è l’avv. Mungari, direi “UNSIMILVESPA” dc, scivoloso, falso. Poche settimane prima del golpe aveva accettato di essere mio esecutore testamentario con il solo compito in tutelare mia moglie molto più giovane in caso di mia premorienza.
Oggi in verità dovrei già essere defunto perché sono stato solo 10 giorni fa convinto a non morire con le cure palliative per irrecuperabile patologia renale E infatti da un paio di settimana vivo male con l’aiuto di un aggeggio meccanico.
Questo non ha impedito al boss dei traditori di cercare di passare all’incasso con un pignoramento della mia pensione già in atto (solo reddito e solo bene a me intestato).
Ora mi avvio a concludere. Penso che con questa “arringa” possa sospendere o cessare la pubblicazione del giornale Ritorno e prendermi un periodo di riflessione prima di uscire con un nuovo giornale “L’ALTROSUD” espressamente pensato per TUTTI I MERIDIONALI CHE VIVONO LONTANO DALLA LORO TERRA NATIA.
Non escludo nessuno ma penso che vivere in regioni più aperte e dinamiche, in cui le persone se hanno motivi di dissentire lo fanno a viso aperto, senza omertà generalizzata, senza timore che il massomafioso di turno ti minacci o ti renda timoroso se non servo sia oggi più produttivo.
Da cosa nasce questa convinzione? Da molte cose, ma da una in particolare: Avevo proposto di creare un’Associazione civica aperta a tutti coloro che vogliono, pretendono che anche ai calabresi siano garantiti i diritti contenuti nella nostra COSTITUZIONE, per dirla con le parole di un grande calabrese poco celebrato in Calabria “IL DIRITTO DI AVERE DIRITTI” (chissà perché???) citando un verso del poeta Leonida Repaci, con centinaia di conclamate adesioni che al momento di formalizzarle sono scomparse. L’associazione è divenuta editrice e per avere i tre fondatori ho dovuto chiedere ad un amico toscano di unirsi a me e mia moglie.
La conclusione personale? Oggi la Calabria è morente, entro il 2050 sarà abitata da solo un milione di nativi, l’omertà vigliacca la desertificherà, la renderà ancora più irrilevante. Cercherà come ora il cavaliere presunto bianco che risolverà tutti i problemi che oggi si chiama Nicola Gratteri, “SANTOSUBITO” e dopo di lui ne verrà fuori un altro occupando full time la7 come oggi accade con il mago di Gerace.
Solo chiacchiere, autocelebrazioni, prese per il cu… ma in Calabria così si vuole “dove si puote”



