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16 Settembre 2025“Il re è nudo” è un modo, tra i tanti, per significare che anche un potente può essere messo all’angolo, obbligato a fare o non fare qualcosa che il popolo vuole ma lui, il re, vorrebbe evitare.
Ora per verificare quanto (non se) è vera quest’immagine mai come oggi non mancano le occasioni.
Provo a numerare quelle più evidenti, avvertendovi che esse non toccano solo gli ultimi, i disperati senza modo di far sentire la propria voce.
Io non sono un potente ma neppure un mentecatto: conosco il diritto, ho avuto l’opportunità di conoscere e farmi apprezzare da personalità di mezzo mondo, di essere da loro stimato. Non faccio i nomi perché sarebbe uno sgradevole esibizionismo.
Ed ecco ciò che ho provato di prima mano e che chiunque che non abbia le chiavi del Paradiso è destinato a provare.
Se qualcuno senza alcuna ragione ha deciso di farti fuori, ad esempio dalla guida di una Fondazione – non un covo di speculatori – ricordatevi che l’ultimo baluardo sul quale potete con fondamento contare è la Giustizia. L’ho frequentata prima e spesso per ragioni professionali. Poi ho dovuto farlo per non farla passare liscia perché obbligato a impedirlo – lo ha scritto chiaro e forte Sergio Giuliani con una donazione modale, di cui tutte le jene si sono dette scandalizzate perché pur essendo una frazione delle risorse date a cani e porci l’hanno sbandierata come una retribuzione pari a circa 45.000 euro lordi annui, fingendo di non sapere che con quell’atto pubblico io restavo obbligato a vita a “guidare l’ente e assicurarne il futuro”.
Una bufala che farebbe inorridire una matricola universitaria e “creduta in mala fede” solo dall’avv. Salvatore Perugini, ex sindaco di Cosenza, teoricamente mio difensore (ho trovato casualmente una registrazione imbarazzante sul cellulare).
Ora quell’obbligazione che è ancora viva e vegeta sarà portata al Tribunale, non di Roma che è una gigantesca fetta di groviera, ma a Cosenza, che fino a pochi anni fa faceva ridere o penare.
In termini generali non contate sui magistrati che, non tutti, ma tanti se ne fottono dell’equità e del loro dovere.
Allora vediamo se il cittadino medio può contare sull’appoggio di deputati e senatori tra i cui compiti ci sarebbe la funzione di controllo della legalità.
Non contateci: ho contattato tutti i parlamentari calabresi, compresi alcuni, che conosco da anni. Non pervenuti perché “cane non morde cane”.
Ho scritto a decine di giornalisti autorevoli che per molti anni erano i miei contatti giornalieri in quanto Capo della Comunicazione di FS. Quasi tutti hanno detto sostanzialmente che di ciò che succede in Calabria non frega niente a nessuno.
Ho proposto di pubblicare un redazionale a pagamento solo informativo e nessuna testata locale ha accettato “per ragioni di opportunità”.
Infine ho depositato tutti i documenti relativi alla gestione – dall’inizio, con Giuliani presidente- che rivelavano il monte di falsità messe in circolo da quattro beneficati e pseudo amici “fraterni” e non potendo ignorarli i PM interessati di Roma li hanno “trasferiti” a COSENZA per perdere tempo (l’unica sede non prevista è proprio Cosenza).
Se poi contate su procuratori che ritenete santi e che vedete su tutte le reti TV siate un po’ curiosi e chiedetevi perché tante porte spalancate. A me sono state accennati vari motivi ma con l’avvertimento che se li avessi resi solo parzialmente noti mi avrebbero smentito. Ma credo che essi a tempo debito in tanti li spiffereranno a destra e a manca.
Insomma se vi accusano di avere imbrattato un muro di un palazzo confessate subito tutto e chiedete perdono in ginocchio. Meglio un ginocchio sbucciato che un innocente sbertucciato.
Un consiglio da amico. Se vedete porcate, ladrocini, omertà inscalfibile, e volete non essere né complici né coinvolti fate la scelta giusta. Lasciate la Calabria senza rimpianti e se ci riuscite a imparare un dialetto che vi fa sembrare un forestiero fatene largo uso.
Cosi non sospetteranno che siete un insalvabile terrone.




