Il pozzo nero di Walter Pellegrini
11 Settembre 2025
Il re è nudo? Non fidatevi. La sola nudità vera è dei poveri cristi
15 Settembre 2025La decisione di Sergio Giuliani di realizzare la Fondazione su insistenza del sindaco Occhiuto è stato un errore. Non si può dare vita ad un’iniziativa che vuole essere ambiziosa e utile senza un progetto; il progetto quale che sia richiede una cultura, non provinciale, non guitta e Sergio Giuliani non la possedeva.
Ha voluto con l’acquisto di Villa Rendano celebrare i suoi genitori – obiettivo legittimo – ma non sufficiente per imbarcarsi su un vascello troppo grande senza avere la patente nautica. Non puoi farlo quando tuo fratello Vittorio, che almeno sull’affetto filiale poteva convergere, è da subito ostile, incazzato perché Sergio “spreca i soldi che Vittorio considera suoi” per ragioni misteriose. Del resto lui di capitali e immobili ulteriori non ha proprio bisogno.
Non dovevo fidarmi di Mario Occhiuto che alle mie riserve rispose bofonchiando di un certo Campo tecnologico di Trieste al tempo presieduto dall’amico Corrado Clini, coimputato per Corruzione transazionale con Occhiuto, che farà un accordo fallimentare ma ben pagato – 3 milioni di euro- – con la Regione durato due o tre anni, e poi finito in vacca.
Non si parte con una Fondazione con capitale sociale di soli 10.000 euro e poi finanziare a debito (con i soldi del fondatore) una realtà di successo che costa di sola gestione 160.000 euro e tu, cioè io, devi con i restanti 90.000 realizzare attività e progetti internazionali, concerti e da ultimo un museo multimediale apprezzato in tutt’Italia e oggetto di maldicenza da parte della serpe che ingenuamente ti sei portato appresso per amore e fiducia del padre, l’editore e “fratello” Luigi.
Un tizio Walter Pellegrini che perseguita tutti i professionisti che collaborano con molta qualità e pochi soldi perché lui vuole e si fida solo di parenti compresa la colf di famiglia.
Questa “confessione” fa di me un ingenuo non un disonesto, come hanno osato scrivere in atti giudiziari salvo essere smentiti quando un giudice civile impone di trasmettere le carte alla Procura della Repubblica per acquisirne il parere. Ovviamente la Procura neanche ha risposto e ne ha fatto l’uso più congruo, gettarla nel cestino dei rifiuti.
Ma un giudice disonesto, ignorante e corruttibile con una biscia democristiana come l’avv. Mungari lo (la) trovi e costei che io avevo da subito considerata inaffidabile, scansa la ricusazione, finge di essere più equa, ammette finalmente la prova del falso demenziale delle bisce e poi fa una sentenza che puzza di imbroglio, truffa e ignoranza.
Ci sarà una replica meno sfacciata con un giudice del lavoro.
I banditi hanno vinto – ne sono convinti – ma sbagliano. Non si aspettano che da solo faccia un nuovo giornale che rende tutto noto, I Nuovi Calabresi poi Ritorno, e miracolosamente in due anni raggiunge 3 milioni e mezzo di lettori.
Ma la biscia n.1 non demorde, sa di avere le spalle coperte. Da Mario Occhiuto e forse in buona fede da Gratteri, va avanti nella diffamazione, non può realizzare il saccheggio di Villa Rendano al 100% perché sa che il giorno dopo lo sapranno tutti dal giornale. E fa una scelta odiosa e criminale: sa che sono con una salute malferma, che non avendo mai preso un euro non ho risorse sufficienti e quindi punta all’obiettivo grosso (lui e i tre complici). Far precipitare la mia salute con previsione oggi di sopravvivenza di 4/6 mesi, fa pignorare un quinto della pensione, ma per fortuna mia moglie riceve dopo la morte a 100 anni della mamma un lascito ereditario che ci viene in soccorso.
Ma non essendo un idiota e delinquente come la biscia 1, 2, 3, 4 decido di rivolgermi ad un penalista prestigioso che accetta di preparare una denuncia che il PM è obbligato a gestire e la mia scomparsa avrà la logica traduzione in un reato grave di tipo omicidario. Un altro illustre civilista accetta di far valere “l’obbligazione che resta pienamente valida contenuta in una donazione che persino un illustre avvocato di Cosenza ex Sindaco finge di non sapere che la donazione (un terzo di quanto avuto la badante rumena avventuriera: un milione seicentomila e una frazione di quanto ottenuto dal fratello Vittorio e figlia) NON PUÒ ESSERE UNA FORMA DI RETRIBUZIONE MA PER DEFINIZIONE UN ATTO DI LIBERALITÀ peraltro vincolato al mio obbligo di guidare la Fondazione fino a quando sia in vita.
Le due azioni legali le depositeremo presso la Procura di Cosenza che finalmente ha un capo che mostra di essere libero, non condizionabile, non un fantoccio come il suo predecessore.
Ovviamente io non vedrò la sentenza, ma la vedranno e la faranno applicare gli avvocati con mia moglie come da disposizioni notarili.
Penso tuttavia che i veri giudici che decreteranno il fallimento di uno sporco crimine saranno i cittadini onesti che pur tra timori e tremori sono la grande maggioranza.
Del destino di Villa Rendano non mi potrò occupare ma chi la guiderà (da tre anni designato da me con legato notarile) sa che sarà libero nelle sue scelte tranne una. La Villa non sarà mai più destinata alla città di Cosenza, c’è una lunga lista di Associazioni ed Enti impegnati nella solidarietà e nell’aiuto agli ultimi, i più disperati, collocati in ogni angolo d’Italia. Mi spiace, la città in quanto tale ha tradito me, ha raso al suolo un gioiello di bellezza, cultura, musica e formazione, ha scelto il modello “Corleone” e io con il dovuto rispetto non ho simpatia per la città di Riina e figli.




