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22 Settembre 2025In tanti sapete quasi tutto di Villa Rendano, l’antica dimora della famiglia del compositore di Cosenza, che era stata da anni lasciata dalla proprietà SNAM-Italtel e destinata pertanto ad un rapido e irreversibile declino.
Sapete anche che l’incantatore di serpenti ex sindaco Mario Occhiuto non faticò a convincere Sergio Giuliani neopresidente di una Fondazione a comprare la Villa – dimenticando che la Fondazione era nata con un capitale di soli 10.000 euro! – e toccò a me che non l’avevo previsto di acquistarla, di farla ristrutturare dopo aver ottenuto in un mese l’approvazione della locale Sovrintendenza AA:BB. E così in neppure un anno, il 13 luglio 2013, fu possibile inaugurarla presenti centinaia di cittadini festanti, le Autorità in pompa magna e il sottoscritto che consapevole che la Villa era rinata, ma senza un’idea di cosa farne, si inventò lo slogan fortunato “Villa Rendano la casa delle idee”.
Il resto è noto, fummo bravi a trovare idee e progetti innovativi, a dare vita a iniziative che proponevano con relatori illustri di tutt’Italia temi importanti, attuali e non corrivi. Fino a inventarmi, e con una società di Genova specializzata, il primo e più grande museo multimediale d’Italia che narrava la storia illustre di Consentia, poi perla dell’Imperatore Federico II.
In un anno la visitarono oltre 30.000 persone, molti turisti, e la Villa divenne uno degli emblemi della città antica.
Il resto lo conoscete e che sintetizzo al massimo: nel 2022, con me tornato a vivere a Cosenza, divenuto anche formalmente Presidente dopo la scomparsa del fondatore Sergio Giuliani, i 4 membri da me nominati tradirono decenni di amicizia e di conoscenza e senza neppure inventarsi una motivazione spendibile si impadronirono della Villa, senza che da Occhiuto in giù, qualcuno aprisse bocca, iniziò una lunga e defatigante guerra mediatica e giudiziaria.
Vinta la prima con ICalabresi, dopo un anno chiuso, e poi con I Nuovi Calabresi e Ritorno, perduta quella giudiziaria con un processo rozzamente truccato da una giudice indegna che il CSM probabilmente non punirà e altri due, uno in particolare, dato perdente per “difetto di allegazione”, ignorando gli oltre 40 documenti allegati ma non utilizzati perché il processo fu aperto e chiuso in meno di mezz’ora. Vinse la controparte pur avendo visto ignorata perché del tutto infondata la sua pretesa che una donazione modale, cioè che mi obbligava e ancora mi obbliga a “guidare la Fondazione fino alla morte” dovesse essere considerata retribuzione MAI percepita, non fu neppure considerata (in compenso fui condannato a pagare 17.000 euro e non avendo accettato di farlo per dignità i traditori pignorarono il 20% del mio solo emolumento, la pensione).
Ma veniamo al presente. Il disegno criminale di Walter Pellegrini, pagato perché tenesse rapporti leciti con il territorio (che poi scoprii in gran parte illeciti e pagati a caro prezzo) fino al 2022 con oltre 300.000 euro e dell’amico avv. Santo Mungari nominato due mesi prima “esecutore testamentario” con il compito di tutelare mia moglie, tra non molto vedova, ha solo in apparenza vinto.
Il mercato delle vacche e delle marchette non è durato molto, lo spoglio della Villa idem, l’assunzione di semianalfabeti dopo aver fatto fuori due fior fiore di professioniste si è fermato a due parenti perché con I Nuovi Calabresi, con articoli quasi esclusivamente miei, e oggi con Ritorno in due anni abbiamo raggiunto oltre tre milioni di lettori. E notoriamente le rapine non prevedono la pubblicità.
Ora però il destino della Villa e della Fondazione è segnato. La Villa da “stella” è divenuta “stalla”.
E così sarà dichiarata e ricordata, almeno per i pochi mesi che mi restano da vivere come potrete leggere da una denuncia penale tra un paio di settimane (di impossibile manipolazione anche per PM e giudici indegni che saranno almeno toccati dalla riforma e dal successivo referendum).
Così la storia illustre di Cosenza sarà scandita in Consentia, importante città romana, poi Atene della Calabria, poi città della massomafia ed infine città della stalla più costosa d’italia (circa 13 milioni di euro).




