
A grandi numeri seguano i fatti
7 Gennaio 2026
Cosenza, un amore spezzato
7 Gennaio 2026A partire dalle mie figlie che dicono che nella mia vita lavorativa molto è frutto del caso e della “fortuna” penso sia utile ricordare ai giovani e alle mezze età quale è stato per molti, per me come per altri, il percorso tra scuola università lavori.
Faccio da cavia non pretendo di essere un eroe solitario.
Mi riferisco ai nati nell’ immediato dopo guerra tra il 1946 e il 1950. Sono nato a febbraio ’46 in un’Italia monarchica e pochi mesi dopo sono diventato cittadino repubblicano.
Erano anni di povertà diffusa. Niente guardaroba firmato, vacanze spartane sul mare della Calabria dove farsi la doccia era impossibile per mancanza d’ acqua corrente e quella da bere si acquistava dal vinaio con un po’ di ghiaccio e per renderla più gradevole vi si aggiungeva una bustina di Idriz o Idrolitina.
Mi fermo qui sul punto perché immagino che in ogni famiglia con anziani questo quadro spartano sia noto per esperienza diretta.
Salto (meglio dire: saltiamo perché parlo di me ma anche della grande maggioranza dei miei coetanei) per arrivare alla scuola elementare di piazza Cappelli a Cosenza: banchi arrangiati, penne con il calamaio al seguito, maestri bravi, poveri tra i poveri, che per punizione usavano colpirti con la bacchetta. Dolorosa ma nessuno pensava di denunciare la maestra “per violenze”.
Mia madre insegnava nell’ aula di fronte alla mia. Un vantaggio? Neanche per idea, alle bacchettate della maestra spesso si aggiungevano quelle materne, sempre “a fin di bene” a sentire i grandi.
Scuola media a Roma oltre la terza elementare, canzonato perché con l’accento cosentino era come un odierno immigrato. Ma durò poco. Alla quinta elementare per accedere alla media dovevi dare due esami: uno con la maestra ed un altro con una piccola commissione che se ben ricordo prevedeva come membro esterno una prof di scuola media. Scuola media dove potevi essere rimandato a settembre o bocciato perdendo un anno.
Sulla scuola mi basta dire che era dura, i compiti a casa non pochi, le interrogazioni a sorpresa non programmate e al liceo classico avendo contato impunemente sul fatto che due interrogazioni di seguito erano improbabili mi beccai un quattro in scienze, nella seconda imprevista, che mi perseguitò fino alla maturità dove fui ammesso con il 5 (era vivo il ricordo di tre anni prima!) e mi diplomai con la media del 9. Foto sui giornali, nomina ad Alfiere del lavoro crociera gratis in Grecia.
In genere nel triennio liceale avevi la certezza che eravamo tutti trattati con pari severità. Il mio compagno di banco era Giorgio Rodano figlio della vice Presidente della Camera e di Franco eminenza dei cattolici comunisti. Eravamo partiti in 27 arrivammo alla Maturità in 13. Tempo dedicato ai compiti a casa da cinque ore o più. In questo caso sveglia alle 5 avvolto nelle coperte per il freddo.
Mi sono laureato in Lettere nel 1968, quando iniziano le occupazioni e per i fortunati gli esami di gruppo. Vi basti sapere che l’esame di Latino con il temutissimo prof Paratore prevedeva lo scritto e se lo superavi l’orale. Immaginate che il programma prevedeva la conoscenza delle opere poetiche e storiche classiche e antiche, metrica compresa (a naso 30.000 versi e le opere degli storici e dei principali autori di commedie). Vi risparmio il confronto con i numeri odierni.
Avevo deciso Lettere, nello sgomento familiare, anziché medicina o altro corso che garantivano un lavoro prestigioso.
Per avere l’incarico triennale però dovevi superare un concorso scritto e orale (quasi una replica dell’Università) che comportò altre notti o albe di studio prima di recarmi come supplente annuale nei più prestigiosi licei di Roma.
Passai di ruolo ebbi l’incarico a tempo indeterminato al LICEO Mameli frequentato da alunni con cognomi famosi, tra questi Montezemolo e molti altri. Me la cavai egregiamente al punto che quando lasciai quella scuola su quattro sezioni tre stentavano ad avere i 13 studenti obbligatori, la mia sezione C aveva una lista di giovani che la chiedevano da 30 a 40 aspiranti.
Per sopravvivere con uno stipendio di fame – inferiore a quello di sottotenente dell’Aeronautica, tra Firenze e Roma – essendomi sposato dovevo insegnare ma non solo, per un anno come Vice preside avere le funzioni di preside (a 26 anni), scortato dalla polizia perché inviso ai missini e non amato dai comunisti di Lotta continua, – per pagare il mutuo scrivevo articoli per diversi giornali, i testi di trasmissioni radiofoniche RAI ecc.
Andare ad insegnare nell’ Università non era la mia ambizione, comunque, per oltre 10 anni le porte erano sbarrate “in attesa della fatidica riforma” meglio tradotta in “Chi già c’è rimane chi non c’è ringrazi Dio che ha già uno straccio di stipendio”.
Mi dimisi dalla scuola, ebbi un rapido e inutile passaggio a Sociologia, grazie a Giacomo Mancini che aveva apprezzato una mia Storia del movimento socialista in Calabria fui chiamato a collaborare GRATIS con la Direzione del PSI che mi insegnò la complessità e la fatica della politica prima della “Strage di Mani pulite”.
Infine concorso per diventare primo dirigente alle FS con il compito di creare una struttura professionale di comunicazione, nota di elogio del Direttore Generale Semenza, poi la Riforma con Ligato presidente, non ostile in quanto entrambi calabresi, ma assalto della P2 che voleva al mio posto un “gelliano” doc. Due anni di assedio, difficile farmi fuori perché maledettamente onesto e non ricattabile, notti insonni e 12 ore di lavoro minino, arriva un totale cretino l’ing. Cimoli che d’ intesa con il Ministro DS Burlando vuole di fatto regalare agli svizzeri il trasporto merci , la mia opposizione da Responsabile Rapporti internazionali, il presidente delle Ferrovie francesi mi offre l’assunzione, ringrazio e rifiuto e a 54 anni mi dimetto da FS.
Cimoli sarà condannato in primo grado non farà un giorno di galera ufficialmente perché malato, di fatto perché ha carte compromettenti, io sogno di vivere in Maremma come oggi, prendo l’abilitazione per la professione forense, scopro al Tribunale di Grosseto che molti magistrati sono nullafacenti e ignoranti.
Inizia il mio impegno per la Fondazione Giuliani solo perché mi consente di tornare nella mia amata città natale dove invece incontro 4 traditori un paio di Sindaci cialtroni, la guerra della masssomafia, ecc.
Credete possibile che io mi arrenda? Neppure da morto.
Una vita professionale “fortunata”? Non me ne sono accorto. Ci rifletterò sopra.




