
Si cominciano a vedere le sbarre della galera. Finito il tempo degli amorazzi con i giudici di Roma
28 Settembre 2026In un paese normale quando si vuole colpire un illecito, un atto pubblico falsificato la via maestra è presentare una denuncia sapendo che la sentenza potrà soddisfarvi o no ma con la certezza che il processo che è seguito alla vostra denuncia risponde ai seguenti requisiti.
Il giudice è stato rigorosamente fedele all’obbligo della terzietà, i tempi di attesa della sentenza non sono superiori a uno o due anni (salvo casi di grande complessità che sono una minoranza), che sia data ai cittadini per i casi più gravi la possibilità di farsi un’opinione attraverso un’informazione per quanto possibile libera.
In Calabria, e a Cosenza, questo è una fantasticheria.
È più facile che tutti o alcuni di questi requisiti manchi.
Si può incontrare un giudice in mala fede o corrotto – ce ne sono diversi, ma per legge se non vengono trovati con le mani nel sacco sono “intoccabili”, di modo ché se un bidello commette un atto moderatamente illecito rischia come minimo un provvedimento disciplinare se è un po’ più grave non aver versato il ricavato dalla vendita delle colazioni nell’ intervallo in teoria rischia il licenziamento.
Ora come è mia abitudine passo ad esempi concreti ricavati dalla mia personale esperienza.
Anni fa ero residente per pochi mesi in Calabria e dovetti presentare un esposto contro un giudice di pace che teneva bloccato da oltre due anni una mia denuncia contro la FIAT che non aveva informato che una certa autovettura aveva un difetto di fabbrica potenzialmente pericoloso.
Quando si tratta di “pinzellachere” che non toccano i magistrati (come noto il giudice di pace è un avvocato di norma non un principe del foro) Il CSM risponde con grande zelo. Il risultato è però un’inutile rottura di scatole e una modesta spesa per raggiungere Paola da Roma.
Dovevo ripetere al Procuratore le stesse lamentele rappresentate per iscritto al CSM.
Per un errore banale la denuncia doveva essere inviata a Torino sede della fabbrica automobilistica.
Andai a Torino, l’avvocato della FIAT senza attendere i 15 minuti di prammatica aveva concordato con la giudice onoraria l’esito della mia denuncia a favore della FIAT a quel tempo padrona d’ITALIA, Torino compresa.
Sperando che Torino fosse più affidabile di una città del centrosud scrissi al Procuratore su un fogliaccio di carta il caso che m’era capitato.
Ero ancora nel Tribunale e mi sento chiamare dal microfono per ritirare una comunicazione.
Il Presidente del Tribunale mi comunicava che con effetto immediato la giudice onoraria, nominato un giudice togato autorevole e stimato che a distanza di pochi giorni fissò la data di una nuova udienza.
Dalle parole del Giudice avevo tratto l’impressione che avessi vinto la causa. Lessi il dispositivo e vidi che per un errore di procedura ero condannato a pagare 4500 lire. Dopo avere fatto leggere la sentenza ai due avvocati
- Il sottoscritto ed una brava professionista per la FIAT- il giudice prese la parola e disse, rivolgendosi all’ avvocato torinese: Avvocato lei sa bene che l’avv. Pellegrini ha perfettamente ragione. Quindi mi aspetto che lei riferisca queste mie parole ai suoi capi perché si comportino di conseguenza.
A me sembrò un piccolo miracolo: un presidente di Tribunale che risponde ad una bizzarra segnalazione scritta malamente su un foglio di carta qualsiasi, un giudice che, rispetta come doveva la forma errata della mia denuncia, ma secondo il principio che “il merito deve comunque essere valutato” almeno come la forma, uscii dal Tribunale con la gioia che anche nella nostra Giustizia ci fosse modo di far prevalere la verità. Tempo di attesa tra il primo processo truccato ed il secondo che sacrificava la forma (la Procedura civile) per la sostanza, 5 giorni tutto compreso, la sentenza del paolano: “La denuncia del sig. Pellegrini non è di competenza di questo tribunale” 2 anni e passa.
Nella nota vicenda Fondazione da 4 a 3 anni (ed è ancora in incremento). Per Walter Pellegrini – a parte due processi truccati – i tempi di attesa possono essere di poco superiori a un anno.
Ecco un ottimo motivo per evitare il Tribunale di Roma non dimenticando che nella capitale vi sarebbero circa 350.000 calabresi di prima, seconda o terza generazione. Quanti bastano a trovare nella rete di relazioni magistrati, avvocati, massoni, mafiosi riciclati ecc. Ed infatti il tribunale di Cosenza ha sentenziato SBAGLIANDO che una citazione molto scomoda debba essere trasferita a Roma.
Questa volta abbiamo chiesto alla Cassazione il Regolamento di competenza ed è certo che Cosenza dovrà decidere se fare un processo corretto (cosa che non piacerebbe a molti) o fare un processo manipolato che piacerebbe ai soliti noti ma avendo molti circa 15.000 che lo leggerebbero volentieri.




